
Al di là delle opinioni che liberamente ogni cittadino può esprimere, e che lasciano il tempo che trovano, cerchiamo di fare chiarezza: il bilancio di previsione, con buona pace di tutti, sarà licenziato dalla giunta entro questo fine settimana. Vi spieghiamo perchè l’amministrazione Accorinti si è potuta permettere di far slittare i tempi di approvazione e perchè non è il caso di strapparsi i capelli se l’ente è in gestione provvisoria.
Ma partiamo dall’inizio. A fine anno è stato approvato un bilancio a legislazione vigente, sulla base di quelle che erano le risultanze a quell’epoca di bilancio. L’amministrazione ha celebrato il momento con quel fatidico selfie poi lungamente contestato. I revisori all’epoca fanno un monitoraggio sullo stato dell’arte del piano di riequilibrio e scoprono che alcuni obiettivi indicati non erano raggiunti. Questa è la situazione in presenza della quale Cuzzola si inserisce al comune di Messina, nei primi giorni di marzo. Anche il neo assessore, nei primi giorni del suo insediamento, si riserva di monitorare lo stato dell’arte e scopre che la gestione di tipo contabile del bilancio e del piano di riequilibrio camminano parallelamente, ma non sovrapposte, così come dovrebbe essere secondo la strategia gestionale, sebbene nessuna norma detti regole in tal senso. L’intuizione di Cuzzola è quella di far camminare parallelamente bilancio e piano, questa strategia consente infatti di poter monitorare al meglio entrambe le situazioni contabili.
E a chi contesta il ritardo nel licenziamento del bilancio, l’assessore Cuzzola risponde: ” abbiamo aspettato di licenziarlo perchè la manovra ci ha permesso di non ridurre alcuna spesa. È importante aver ritardato, perchè era facile arrivare qui a inizio marzo portando in giunta un bilancio con dei tagli. Occorre un bilancio che risani la situazione dell’ente, ma che garantisca anche i servizi ai cittadini. La gestione provvisoria non inficia alla normalità dell’attività e ciò è dovuto all’aver approvato un bilancio a fine anno. Chi parla di un bilancio selfie non conosce le regole e le norme. Quel bilancio era giusto che venisse fatto in quel momento e che venisse costituito con quelle regole e quelle somme. Oggi noi provvediamo a passaggi ulteriori e migliorativi“.
Il piano di riequilibrio ammonta complessivamente a circa 450 milioni, ma solo 150 milioni costituiscono una vera massa debitoria, cioè debiti fuori bilancio e debiti verso le aziende partecipate. Dei 450 milioni, c’è poi uno stanziamento di circa 300milioni di euro, nel complesso di 10 anni, che rappresenta l’accantonamento prudenziale, cioè i fondi che sono inseriti nel piano di riequilibrio e che sono antecedenti alla riforma del sistema contabile. In sostanza, si tratta di un accantonamento che dopo i piani di riequilibri è diventato un obbligo di legge. Dei 450 milioni occorre ripanare i 150milioni di passività e accantonare in dieci anni i 300 milioni ,per adeguare il bilancio alla contabilità armonizzata. “Depurati i 300milioni, di fatto, si tratta di ripanare solo 150 milioni, operazione assolutamente perseguibile e non ne lungo periodo“- dichiara ottimista l’assessore Cuzzola.
