
Così, nei giorni scorsi sono scattate le manette per il 46/enne Filippo Munnia, posto agli arresti domiciliari in esecuzione di ordinanza cautelare emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Patti per tentata estorsione aggravata, furto aggravato ed illecito utilizzo di carta bancomat ai danni di un uomo di ottantacinque anni che accudiva quotidianamente come badante.
L’arresto, scattato a conclusione di fulminea ma complessa attività investigativa condotta dai Carabinieri, è scaturita dalla denuncia presentata dai parenti dell’anziano i quali, preoccupati da quelle lettere minacciose ricevute dall’anziano familiare, avevano deciso di contattare la Stazione Carabinieri del posto, riferendo come l’anziano, in pochi giorni, aveva ricevuto più lettere anonime dal contenuto inquietante. Nelle missive, infatti, l’anonimo mittente chiedeva un vero e proprio “pizzo”: 200 euro al mese da versare in corrispondenza con la percezione la pensione, richiesta che, ovviamente causava nell’anziano un legittimo timore per la propria incolumità e quella della sua famiglia, che nelle missive anonime veniva esplicitamente minacciata.
Il prosieguo delle indagini aggravava ulteriormente la posizione del Munnia, dato che la conseguente perquisizione condotta presso l’abitazione di quest’ultimo, consentiva ai Carabinieri di rinvenire a casa dell’indagato ulteriore documentazione attestante che lo stesso, in passato, aveva sottratto all’anziano anche la carta bancomat ed aveva eseguito illeciti prelievi per quasi 2000 euro ai danni dell’ignaro vecchietto, che aveva sempre considerato quest’ultimo un uomo di fiducia.
L’arrestato, come disposto dall’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Patti, Andrea La Spada, su richiesta del Sost. Proc. Giorgia Orlando, che ha diretto e coordinato le indagini dei Carabinieri di Falcone, è stato portato agli arresti domiciliari presso la propria abitazione.
Per la risoluzione del caso, decisivo è stato il sostegno della FAI – Federazione delle Associazioni Antiracket e Antiusura Italiana e in particolare dell’A.C.I.O. (Associazione commercianti e imprenditori orlandini) di Capo d’Orlando presso la quale si è rivolta la figlia dell’anziano derubato ed estorto. L’Associazione non soltanto l’ha aiutata a rivolgersi ai Carabinieri ma fornirà anche assistenza legale nel corso del processo che seguirà.
