
“Il governo intenderebbe escludere una parte di dipendenti pubblici dagli aumenti contrattuali che sono attesi dopo 7 anni di blocco degli stipendi. È un ennesimo atto di arroganza da parte di chi sta guidando questo paese, perché con una sola idea raggiunge mille risultati sbagliati: apre una guerra tra poveri, cioè tra chi otterrebbe qualche euro in più e chi niente; negherebbe al dialogo sociale la dignità di decidere nel corso delle trattative come distribuire le risorse; manca di rispetto a tutti i lavoratori pubblici, che vengono considerati lavoratori di serie B“, afferma Battaglia.
Secondo un’elaborazione della Confsal Unsa su dati Mef Rgs, su un totale di 3.253.067 dipendenti della pubblica amministrazione, i soggetti beneficiari degli aumenti contrattuali secondo la proposta Madia sarebbero solo 539.542, cioè il 16,6%.
“Il governo si è dimenticato della civiltà giuridica di questo paese, di interi articoli della costituzione, come il n. 3 sull’eguaglianza dei cittadini, e in più continua a non leggere le sentenze della Corte Costituzionale che lo avvertono di rispettare il ruolo dei lavoratori e del sindacato“, prosegue Battaglia.
“Il governo sappia – avverte – che i dipendenti pubblici non si aspettano nessuna medaglia per il lavoro che quotidianamente svolgono. Chiedono solo rispetto; e chiedono ciò che da 7 anni viene negato a più di 3 milioni di lavoratori, vale a dire un contratto e un degno aumento di stipendio. In caso contrario, la risposta del sindacato sarà di scontro e torneremo in piazza a breve, perché ogni giorno aumenta la rabbia di chi sente che gli viene sottratta anche la possibilità di parlare e quindi di esistere“.
“E su questo chiedo ai media di dare voce anche a chi cerca di difendersi da questo governo. Se dovessi chiudere con una parola non me ne viene una più indicata di ‘vergogna’“, conclude Battaglia. (ADNKRONOS)