
Renzi guarderà lo Stretto con la curiosità del turista, trovando sinergie politiche con altri attori siciliani. Nella fattispecie Orlando e Bianco, che con Falcomatà formano un tris d’assi cui Accorinti guarda con simpatia, ma senza alcuna vera capacità d’incidere, coltivando cioè la speranza di potersi sedere – un giorno – attorno allo stesso tavolo coi propri colleghi e col Presidente del Consiglio per discutere i problemi della comunità che rappresenta. Una speranza vana, come dimostrano il fallimento collezionato sul Masterplan, da cui Messina era stata originariamente esclusa, e il continuo tira-e-molla sul bilancio che ha attirato semmai lo sguardo severo di Roma dalle parti di Palazzo Zanca.
Così, mentre Catania incasserà almeno 700 milioni per rimettere in sesto i teatri e a realizzare la superstrada Catania-Etna, mentre Palermo riscuoterà i finanziamenti per il completamento dell’anello ferroviario e il restauro del Massimo, la Messina dei No-Ponte non attirerà un solo euro, non presenterà un solo progetto, sperando semmai nell’elasticità di Delrio, affinché l’ampliamento del porto di Tremestieri possa essere realizzato in tempi ragionevolmente brevi. Bottino magro.
