Le nubi che si addensano attorno alla sede dell’Amam non inducono alcun ottimismo: le piogge dei giorni passati hanno nuovamente messo a rischio la tenuta della condotta idrica di Fiumefreddo, minando la stabilità della “soluzione-tampone” installata dai tecnici della partecipata con la supervisione della Protezione Civile.
Ancora una volta è l’ombra del dissesto idrogeologico a fare capolino nel dibattito pubblico, alterando la routine della collettività e pregiudicando – almeno potenzialmente – l’erogazione di un servizio. Potenzialmente tanto quanto, s’intende, perché dall’azienda hanno annunciato che una sospensione parziale per almeno 24 ore ci sarà, indispensabile per realizzare i lavori. “Interverremo con le autobotti ove ve ne sarà bisogno” ha precisato Luigi La Rosa in attesa del via libera dal Genio Civile.

Ed è un’attesa speranzosa e logorante, quella vissuta nei quartieri collinari, nei rioni popolari, quelli maggiormente esposti eppure abbandonati dalle autorità. Per un curioso gioco del destino, infatti, buona parte delle abitazioni del centro cittadino si allaccia alla condotta della Santissima, sporadicamente toccata dai disagi. Così, all’interno dello stesso perimetro metropolitano, la comunità si spacca in due, residenti di serie A e residenti di serie B, laddove i primi possono beneficiare di un flusso continuo mentre gli altri ingaggiano un’assurda asta per l’acquisto dei bidoni, divenendo ostaggi di commercianti sciacalli intenti a perseguire il profitto in maniera eticamente discutibile.
Al netto dei problemi tecnici esiste un deficit di credibilità che non può essere eluso ed esso ha investito la società addetta all’erogazione idrica frontalmente. Non è pensabile che l’approvvigionamento di una città di 250.000 abitanti debba essere subordinato alle fortune meteorologiche della stessa. Non è pensabile che le Iene rivelino l’inesistenza di una mappatura puntuale delle frane che interessano le tubazioni, la cui istantanea sarebbe stata affidata storicamente a una tesi di laurea discussa nell’Ateneo peloritano. Sull’assenza di un piano B si è già scritto molto in passato e più volte abbiamo posto, sulle colonne di Strettoweb, la gravità del problema. Manca, però, una reazione, una strategia di lungo periodo che consenta agli amministratori tutti di fronteggiare eventuali analoghe criticità nei giorni a venire. Su questo l’Amam non sta lavorando, o almeno se lo fa non dà prova di particolari capacità risolutive. L’establishment societario è quello scelto dall’Amministrazione Accorinti e vale la stessa regola che vige per Palazzo Zanca: se gli altri hanno prodotto uno sfacelo, chi c’è ora non pare un cavaliere senza macchia in grado di cambiare il corso. Quanto dovrà durare questa attesa? Quante emergenze dovremo vivere nei mesi a venire, quando #MessinaSenzAcqua non farà più scalpore su Twitter?
