
Eppure, saranno proprie le ferite del corpo, quelle della gamba destra in particolare, che la faranno “riformare”, consolata da una pensione di invalidità che segna la fine della sua carriera operativa nell’Esercito. E anche l’amore di Mattia, che era stata l’unica ragione per la quale il maresciallo Paris aveva accettato la sua nuova vita da “civile”, sembra venire meno. Un amore strano, improvviso, quasi incomprensibile, arrivato come un ciclone e come un ciclone andato via, lasciando dolore e devastazione. Ma alla fine, la giovane e già tanto “vissuta” Manuela, accetta la sua nuova e allo stesso tempo vecchia vita, affrontandola come un soldato in prima linea: a testa alta e senza risparmiarsi. Ed è a questo punto che l’amore, forse, ritorna, come una sorta di premio per la nuova positività ritrovata.
Limbo è stato un film in cui amore, guerra, felicità, tristezza, passione e depressione si sono alternate, sovrapposte e contrapposte proprio come accade nella vita. Ma il valore aggiunto, probabilmente, sono stati gli occhi giovani e disillusi di Manuela, che nel momento in cui perde le speranze ritrova un gancio a cui aggrapparsi, ma non con la disperazione di chi non ha altra scelta, bensì con la voglia di ricominciare tipica di chi ha trovato una valida ragione per continuare a vivere. Una riproduzione magistrale, dunque, di un libro di Melania Mazzucco di quelli da leggere tutto d’un fiato, nei quali non puoi leggere una pagina senza leggere quella successiva. Una riflessione sui soldati, spesso amati e altrettanto spesso odiati e disprezzati, ma che dietro alla divisa portano con sé il proprio passato e i propri valori; e dopo averla riposta, quella divisa, porteranno sempre con sé l’identità di soldato.