
Il presidente della Regione, lungi dal sentirsi tirato in ballo per lo stato in cui versa l’isola, ha replicato piccato facendosi immortalare mezzo gnudo nella cornice di Castel di Tusa: “Così rispondo a coloro che parlano male della Sicilia. La Sicilia è un’isola bellissima, la più bella del mondo, e il suo popolo è straordinario. Abbiamo dei problemi, molti dei quali arrivano dal passato, ma non voglio fare polemica con nessuno. Stiamo superando tutto, il Pil comincia a crescere e ci sono già alcuni piccoli segni di ripresa. La cosa importante è che ci sia un popolo unito, che si batte contro il malaffare e la corruzione per una Sicilia libera. Buon ponte dell’Immacolata a tutti” ha scritto Crocetta a corredo dei suoi scatti.
Le città mascherano il proprio default accendendo mutui con le banche o creando Piani di Riequilibrio che non stanno né in cielo né in terra, mentre a Palermo – sugli scranni di Palazzo dei Normanni – si prova a tirare a campare per non tirare le cuoia. Ecco: Crocetta, perso nella distesa azzurra mentre con gli occhiali da sole legge il giornale, è lo scimmiottamento di un divo patinato che una settimana fa voleva andare in Libia per mediare col Califfo, forte di una conoscenza elementare del Corano e di alcuni rudimenti di arabo. Evidentemente avrà fatto le sue valutazioni: da al-Baghdadi ci si va abbronzati, per poi proseguire la tournée da Giletti e da Formigli. In mezzo ci piazziamo Vecchioni: purché ci chiami ancora amore.
