
L’attacco a Parigi, in cui sono stati colpiti cittadini di quindici paesi diversi non si configura esclusivamente come un attacco alla Francia, ma a tutto il mondo esterno ed estraneo alla causa dell’Isis. Tuttavia, di qualche giorno fa è la notizia (non si sa se veritiera o meno) che vorrebbe far dire alla senatrice Hillary Clinton che l’Isis sia una creazione statunitense, sfuggitagli di mano. Stando così o no le cose, la questione focale riguarda non solo il condizionamento che obbliga le nazioni facenti parte della NATO a scendere in guerra a fianco della Francia, ma le future implicazioni che potrebbero sorgere dall’entrata in guerra nello stesso schieramento di Stati Uniti e Russia. Al momento, Putin si mantiene cauto, anche se ha più volte espresso il carattere di forza che ha in programma di esprimere contro l’Isis, poiché, riguardo una possibile discesa in campo a fianco della Francia, ha dichiarato: “avevamo offerto la nostra cooperazione nella coalizione anti-Isis, ma sfortunatamente all’inizio i nostri partner americani hanno rifiutato. Ma la vita va avanti, e rapidamente, e spesso ci dà delle lezioni”. Nel suo messaggio pur criptico, Putin non lascia spazio a fraintendimenti nella prospettiva delle sue azioni future.
Ciò che può emergere da questo quadro è che va sicuramente portato all’attenzione, è questa possibile, anche se vaga al momento, prospettiva di vedere Russia e Stati Uniti coalizzati contro un nemico riconosciuto come “comune”. Chi ricorda le vicende delicatissime, sottese e mai manifeste della Guerra Fredda, sicuramente guarderà con sorpresa a questa possibilità. Nella storia contemporanea, i due giganti Paesi hanno rappresentato e incarnato differenti modi vivendi et cogitandi: essi sono spesso stati contrapposti sotto tutti i punti di vista. Ci chiediamo cosa potrebbe significare, anche da un punto di vista concettuale, l’eventuale accostamento fra i due nell’annunciata guerra contro il nemico nero, l’Isis: a contrapporsi saranno adesso la maniera occidentale (in senso largo) e quella orientale (in senso anticamente nuovo)? Quella che è appena principiata è una guerra di ideologie? Una guerra ai modi di intendere la vita politica e sociale? O forse una guerra al modo di intendere l’economia e i meccanismi propri che governano i mercati?