
“Non vi è dubbio – aggiungono dall’Unc – che la tariffa sia elevata a fronte della percezione quotidiana del servizio reso e che nel resto del Paese vi siano esempi di tariffe virtuose connesse a sistemi di smaltimento più efficienti di quanto non si realizzi in tutta la Regione Siciliana. Non è questa la sede per individuare le cause della tariffa elevata, ma certamente la soluzione al problema non è quella di sollecitare la sottoscrizione di moduli, ed invitare a non pagare, facendo intendere che così la tariffa verrà abbattuta dell’80%. Fra l’altro la paventata riduzione, ove fosse esistito un problema sanitario accertato, sarebbe limitato ai soli giorni di mancata effettuazione del servizio, e non certamente a tutto l’anno 2015. Così operando si promuove l’evasione della tariffa che determinerà l’impossibilità all’espletamento del servizio, oltre che una tariffa ancora più alta per l’anno 2016“.
Ricordando la piaga dei possessori dei 35.000 immobili che avrebbero già evaso l’imposta negli anni passati, la sigla irride l’ipotesi di una class action, impossibile – secondo il Codice del Consumo – contro la pubblica amministrazione. “Si dovrà anche considerare – conclude Intilisano – che, nel caso di mancato pagamento della TARI, gli stessi si esporranno al rischio di una riscossione coattiva, con tutti costi ad essa connessi (è infatti assai probabile che il ricorso venga discusso dopo l’avvio della procedura di riscossione) e si dovrà tenere conto della specifica incidenza del preteso abbattimento (parte variabile della tariffa) sull’intero importo comunque dovuto. Andranno anche valutate attentamente le concrete possibilità di accoglimento dei ricorsi e soprattutto la probabilità di subire una condanna alle spese di causa che può scaturire qualora un qualsiasi ricorso giudiziario non venga accolto”.
