
Sotto il profilo politico, Cucinotta ribadisce la propria appartenenza al Pd e difende la sua libertà di giudizio in maniera voltairiana: “oggi mi ritrovo a dover scagionare la mia persona solo per aver esplicitato un mio pensiero, da credente, su un social network. È curioso che chi oggi invoca tolleranza sia il fautore di una campagna mediatica denigratoria atta a delegittimare il mio operato e il mio ruolo istituzionale. L’imposizione di un solo punto di vista, in democrazia come nella vita, a prescindere dall’oggetto del contendere, è sempre un segnale di notevole decadimento. La maieutica, il confronto sofistico, invece, fanno e arricchiscono le varie anime identitarie di un partito che in Sicilia continua ad apparire disattento sulle vere questioni che interessano la città di Messina e la Sicilia“.
“Vorrei che si chiarisca, una volta per tutte, che non sono il promotore di una legge omofoba, ma un semplice assertore dei principi tradizionali di famiglia. Ciò non significa – continua Cucinotta – negazione di qualsivoglia diritto in merito. Sono sempre stato favorevole ad un’estensione dei diritti anche alle coppie di fatto e/o omosessuali. Ciononostante sono contrario ad ogni forma di ostentazione della propria sessualità, qualunque essa sia, nonché alle adozioni gay perché se è un diritto avere il proprio orientamento sessuale, lo è ancor di più per un bambino l’essere cresciuti ed educati da un uomo e da una donna, secondo una logica tradizionale avallata peraltro dal legislatore. E questo è un punto di vista condiviso anche da molti – certo, non da tutti – omosessuali con cui ho avuto modo di interagire e con i quali ho avuto modo di stringere durevoli legami di amicizia”.
Non poteva mancare la stoccata a Raciti, il segretario regionale reo di averlo sospeso. Dichiarandosi certo del supporto della Commissione di Garanzia, Cucinotta si dice pronto a chiarire il senso delle proprie esternazioni in questa sorta di tribunale improvvisato. “Ai membri del mio partito che, con i loro atteggiamenti inverecondi, volti a denigrare la mia persona, hanno costruito un ‘caso politico’, dico soltanto questo: avere il coraggio delle proprie idee non è un atto di codardia, ma un valore che voi non potrete sopprimere. Ogni essere umano, laico, cristiano o ateo che sia, parla in base alla propria prospettiva. Il pensare in modo diverso non trasforma in nemici!“.
Infine la solidarietà dei colleghi di Palazzo Zanca, da Paolo David a Giuseppe Santalco passando per Francesco Pagano, che hanno espressamente manifestato la propria vicinanza al consigliere sospeso: “La libertà di pensiero – scrivono i tre in una nota congiunta – ed una diversa visione di eticità nelle sue varie sfaccettature non possono essere motivo né di allontanamento, né di messa alla gogna da un punto di vista partitico e di lobby“. Da qui l’auspicio che il provvedimento punitivo possa essere ritirato.
