
La donna, tratta in arresto dalla D.I.A. nel dicembre 2013, nel corso dell’operazione congiunta denominata “Eden”, è stata condannata, in primo grado, dal Tribunale di Marsala, con sentenza emessa il 31.3.2015, ad anni 13 di reclusione, perché ritenuta responsabile, in concorso, di associazione per delinquere di stampo mafioso ed estorsione aggravata in danno di Campagna Rosetta, una delle eredi di Bonagiuso Caterina, quest’ultima madrina di battesimo della MESSINA DENARO. La sorella del latitante, come si rileva dal provvedimento, “svolgeva un ruolo di raccordo con il fratello per scambi d’informazioni e per il coordinamento delle risorse economiche; ruolo fondamentale per assicurare l’assoluta segretezza, consentendo al congiunto di sottrarsi alla cattura ed alla consorteria di reperire fonti di finanziamento”.
L’odierno provvedimento di confisca del Tribunale – Misure di Prevenzione di Trapani, Presidente dr. Piero Grillo, è stato emesso nella formula per equivalente, come previsto dall’art.25 del Codice Antimafia, a compensazione della somma pari ad euro 70.000,00, provento illecito derivante da accertata estorsione e non più rinvenuto nella sua disponibilità. In particolare, la MESSINA DENARO Anna Patrizia ha distratto l’illecito provento, al fine di eludere un eventuale provvedimento di sequestro o confisca, utilizzandolo per la sottoscrizione e successiva estinzione di una polizza pari ad euro 30.000,00 e, per la restante parte, per altre spese.
La confisca ha riguardato dei fondi di contrada Zangara, nelle campagne di Castelvetrano, ricevuti dalla donna in donazione qualche anno addietro.
Con il medesimo Decreto è stata disposta nei confronti della stessa la Sorveglianza Speciale di Pubblica Sicurezza che, tenuto conto del grado di pericolosità, è stata determinata per la durata di quattro anni, con obbligo di soggiorno.
