
Una risposta piccata che ha portato Federico Alagna, portavoce di CMdB, a correggere il tiro: “la frase incriminata è senza ombra di dubbio esagerata, in quanto eccessivamente generalizzante e semplificatrice. E’ un’espressione infelice, che abbiamo chiesto immediatamente di rettificare – cosa che, sono certo, avverrà già domani. Non c’è, quindi, né da parte nostra, né – ne sono certo – da parte degli organizzatori del Transeuropa Festival, alcuna intenzione di fare di tutta l’erba un fascio, né di offendere la nostra città, quanto, piuttosto, un richiamo alla riflessione sui legami tra mafia e politica, sulle infiltrazioni mafiose nelle istituzioni“.
Dopo aver usato la carota, ed essersi scusato per il cortocircuito comunicativo, Alagna però ha ripreso il bastone, menando fendenti a destra e a manca: “Stupisce che, per attaccare il nostro movimento, si arrivi a definire Messina una città ‘non mafiosa’, dove semplicemente ‘esiste la criminalità come in tutte le parti del mondo’. Migliaia di pagine – tra relazioni della Commissione Parlamentare Antimafia, della DIA, della DNA, solo per citare fonti istituzionali – dipingono tutt’altro scenario. La nostra è una città che già nel 2006 veniva classificata dalla Confesercenti come ‘zona rossa’ per le richieste estorsive. E’ la città degli scandali legati all’università, del verminaio, come venne definito nel 1998 dall’allora vicepresidente della Commissione Antimafia Vendola. Il nostro è un territorio di interessi multipli e strategici per le mafie. E’ il territorio dei clan barcellonesi e mazzaroti e degli interessi delle ‘ndrine reggine. E di esempi se ne potrebbero elencare ancora tanti altri. Per tutte queste ragioni, devo ribadire che a mio avviso Messina è una città e una provincia mafiosa (altro che babba…). Perché gli interessi delle cosche nel nostro territorio sono enormi. Perché abbiamo assistito ad infiltrazioni di ogni tipo nei gangli istituzionali. Perché la libertà d’impresa è costantemente minacciata da richieste estorsive. Eccetera, eccetera, eccetera“.
Messina città di mafia ma non di mafiosi, sintetizza infine il portavoce, dove chi sporca l’immagine della città non è chi addita i legami occulti fra cosche e istituzioni, ma chi vuol sempre girare la testa da un’altra parte.
