
La cifra non è frutto di elaborati calcoli, di varianti improbabili o di analisi fittizie: è stata comunicata dal Governo regionale, nella persona dell’assessore all’Agricoltura Nino Caleca. Cinquecentomila euro incassati dalle aziende per un cluster costato circa tre milioni: il flop è evidente, al netto della dichiarazioni di sorta con cui i responsabili dell’Amministrazione tentano – loro malgrado – di muoversi lungo una sottile linea di distinguo che consenta una bocciatura meno impietosa.
Caleca, infatti, ha precisato che la speranza della Giunta è di ottenere altre entrate, per organizzare nuove manifestazioni promozionali dopo l’Expo e dar senso alla partecipazione dell’isola all’esposizione mondiale. Una dichiarazione d’intenti che, presa alla lettera sulla scia dei risultati conseguiti, ha il sapore della minaccia e non già quello del desiderio.
Non manca la stoccata finale al commissario Cartabellotta, reo di avere aperto lo spazio anzitempo danneggiando implicitamente l’immagine del cluster. Dito puntato altresì contro gli organizzatori dell’evento milanese, ché uno spazio angusto ed esposto alle intemperie della pioggia ha recato danno agli interessi palermitani. Insomma, il risultato è terribile sotto ogni punto di vista, ma le responsabilità sono da ricercare altrove, in dirigenti o tecnici che hanno smarrito la strada fra incompetenze e inadempienze. Tutto fa brodo per salvare il Palazzo.
