
Cuffaro parla infatti di una fede rinnovata fra le mura del penitenziario capitolino: “dentro il deserto del carcere, poveri in mezzo ai poveri e tutti nella miseria, abbiamo sperato ancora” scrive l’ex senatore. Riferendosi alla casa circondariale, Cuffaro specifica come “in questo luogo che tenta di far scomparire l’uomo, Lui ci ha svelato la sua dimensione essenziale”. Da qui la polemica sulla situazione delle carceri e sulle condizioni di vita dei detenuti: “È disumano voler annullare l’uomo. Nessuna disumanità è più grande che far scomparire la persona che ognuno di noi è: precisamente questa è la disumanità del nostro tempo. E lo Stato oggi dà per legge, come mandato al carcere, proprio questa disumanità, mortificare e far sparire l’«io» dei detenuti”.
