
Un riconoscimento non soltanto paesaggistico ma politico, se è vero che anche l’Anci regionale – impegnata in prima fila in questa inedita battaglia elettorale – ha presentato la partita come una sfida decisiva per la rinascita socio-culturale delle province isolane.
Sulla scorta dell’affermazione mediatica, e nella speranza che ciò possa fornire un ulteriore assist al profilo turistico dell’economia, Montalbano ha festeggiato in piazza questa avventura a fianco del suo sindaco, Filippo Taranto.
E’ questo, forse, il messaggio che possiamo cogliere dopo l’ebbrezza della vittoria. Messina, come Montalbano, ha un patrimonio unico: è la porta d’ingresso del fu granaio d’Europa. Soltanto se prevarranno amore e dedizione, questa terra potrà risorgere dalle sue ceneri come un’araba fenice. Finché Messina non capirà la cifra del suo potenziale, finché non guarderà a Reggio, Palermo e Catania come realtà gemelle mettendo al bando i campanilismi, la città resterà imprigionata in un’eterna promessa di cambiamento. Dalla Champions League alla serie B il passo è breve. Serve maggior rispetto per l’ambiente, dunque, una iniezione di educazione civica ed un timoniere capace d’indicare la rotta. Montalbano sia l’esempio, non il fiore all’occhiello di un frac sgualcito ridotto a brandelli.
