
L’investimento complessivo per FS è pari ad 1,6 miliardi: saranno infatti 50 le nuove vetture che collegheranno la capitale economica del paese alla capitale politica. Una spesa strategica in chiave Expo destinata a dare frutti nel tempo. Ogni convoglio è lungo 200 metri, composto da 8 carrozze destinate ad ospitare quasi 500 passeggeri. E fa piacere che l’inquilino del Colle, il sicilianissimo Mattarella, abbia provato il brivido dell’alta tecnologia. Perché in Sicilia, purtroppo, non è una sensazione cui potremo abituarci.
Dopo il viadotto Himera, dopo il viadotto Scorciavacche, l’isola è tornata all’anno zero dei trasporti, con buona pace del diritto alla mobilità garantito a livello costituzionale.
La situazione è scoraggiante. FS fa orecchie da mercante: progettare l’alta velocità al nord è stata un’impresa, al Sud è un’operazione donchisciottesca che soltanto un pazzo potrebbe tentare.
C’è da sorprendersi? Assolutamente no. Basta incrociare i dati forniti da alcuni studi per capire quanto critica sia la situazione: secondo un paper realizzato da Carla Carlucci, Fabio De Angelis e Maria Alessandra Guerrizio e pubblicato sulla “Rivista economica del Mezzogiorno“, in Sicilia per realizzare un’infrastruttura occorrono quasi sette anni. Un dato pessimo, a dispetto della media – di per sé non esaltante – dei 4,5 anni a livello nazionale. A ciò bisogna aggiungere un dato, rilevato dalla Codacons: delle 692 cattedrali nel deserto, opere infrastrutturali iniziate e mai portate a termine, ben 67 sono presenti in Sicilia. Insomma, Mattarella può godersi la colazione sul nuovo gioiello di Fs; i suoi conterranei, fortunati, hanno tutto il tempo per fare colazione, pranzo, aperitivo e cena. Rigorosamente in piedi, come i cavalli.
