Messina rappresenta un caso non unico ma raro nel panorama nazionale: nell’Ateneo cittadino le tasse sarebbero aumentate in media del 70%. Una crescita esponenziale che ha scaldato gli animi degli studenti, arrabbiati sia con l’istituzione sia con gli eletti chiamati a rispondere del proprio operato. Ad essere colpite, in particolare, sono state le fasce medio basse.
E’ una tela intricatissima: fra tassa regionale per il diritto allo studio, imposta di bollo, quote Cus ed altre voci di spesa, il conto per le famiglie diventa un salasso. Prova ne sia il fatto che il dossier è finito oltre i confini provinciali. A essersi interessata della vicenda è stata l’Udu, l’Unione degli Universitari. Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale, ha evidenziato “l’illegalità” del quadro messinese: esso sarebbe “in contrasto con le disposizioni nazionali che disciplinano la tassazione universitaria e che non consentono un aumento delle tasse, per gli studenti con Isee inferiore a 40mila euro, maggiore del tasso di inflazione”.
Secondo il sindacato studentesco, a pagare dazio saranno sempre gli iscritti, vieppiù se il ministero non interverrà scorporando la contribuzione studentesca dal calcolo dell’indicatore Isef degli Atenei. Se ciò non dovesse accadere, si correrebbe il rischio concreto di batter cassa a livello locale per compensare i mancati introiti derivanti dai fondi statali.

Nel frattempo su internet uno scatto ha catturato l’attenzione degli studenti: su Facebook, infatti, gira una foto, scattata nei bagni del dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne. Nell’istantanea si vedono tre lavandini guasti, un evidente disservizio. Immediato il sarcasmo degli iscritti al social network: “ci hanno aumentato le tasse per sistemare l’impianto idraulico dell’Università“, scrive G.T., mentre R.B. si spinge oltre con un amaro e laconico “manco i cessi funzionano“.
