
A rischio, secondo quanto sostenuto dai sindacati, non saranno solo le pensioni, ma anche, in un futuro più immediato, gli stipendi: “Se è vero che entro il 28 febbraio Messina non procederà all’accorpamento, già a partire dal mese di giungo i lavoratori potrebbero non avere il loro stipendio. Ed ecco che alle già numerose famiglie in difficoltà di questa città, se ne aggiungeranno delle altre, vittime di uno scontro imprenditoriale e politico che farà solo morti e feriti”.
Per le organizzazioni sindacali, l’unione con le Camere di Catania, Siracusa e Ragusa, sta creando le basi per un suo rilancio. “Purtroppo – scrivono FP CGIL, CISL FP e UIL FPL – non esistono più le condizioni per stare da soli, non abbiamo le potenzialità economiche per farlo e solo chi vive quotidianamente la vita dell’Ente camerale può saperlo. Fin quando non avremo risposte il presidio non verrà smobilitato”.
Carmelo Picciotto, presidente della Confcommercio e alfiere della battaglia contro “lo scippo” catanese ha manifestato perplessità riguardo l’iniziativa, ribadendo ai lavoratori che la battaglia per la tutela dell’autonomia della Camera di Commercio è strategica, ossia funzionale alla salvaguardia delle posizioni del personale.
