
Il boss gode non soltanto del supporto logistico dell’organizzazione criminale che dirige, ma di una fitta rete di rapporti fondata sull’omertà, e Sciascia ha insegnato quanto difficile sia scalfire il muro del silenzio cementato sulla paura. Alcune voci ne mitizzano la fuga: c’è chi dice che non soggiorna più di due notti nello stesso luogo, chi invece giura sulla sua serenità d’animo. Un repertorio arcinoto dai tempi di Riina.
Del resto appena una settimana fa è stato intaccato il patrimonio del capo-mafia, col sequestro di complessi aziendali, beni mobili, terreni e fabbricati per un valore complessivo di venti milioni di euro. Segnale evidente che il terreno sta franando sotto i colpi inferti dalla Direzione Distrettuale Antimafia. “Adesso si fa tutto insieme” afferma Teresa Principato, procuratore aggiunto di Palermo, presentando le nuove linee-guida per la costituita task force. Il vento sta cambiando in Sicilia e se da un lato si tengono i piedi ben saldi sul terreno, senza abbandonarsi a voli pindarici date le difficoltà intrinseche all’operazione, dall’altro si nutre l’idea che le indagini potrebbero essere davvero ad una svolta. Una svolta attesa 21 anni.
