
In un’interrogazione al Sindaco, gli esponenti del consesso civico elencano uno per uno i motivi del loro scetticismo, partendo dal capitolo consulenze esterne: “Una società in liquidazione, il cui costo del personale supera il 70% dei ricavi mentre tutti i dati di gestione di aziende del settore igiene urbana collocano al 60% il massimo possibile di tale rapporto, non può sobbarcarsi le spese di ulteriori collaboratori esterni senza rischiare di chiudere i bilanci in fortissima perdita”. Da qui il duro j’accuse: non è stato redatto il famigerato Piano anticorruzione aziendale, non sono state soddisfatte le istanze sindacali circa le condizioni di sicurezza in cui opera il personale, si è addirittura retrocessi di 15 posizioni nella classifica sull’ecosistema urbano stilata da Legambiente. Un bilancio magrissimo, tanto da rendere Ciacci e il suo entourage “distributori automatici di slogan e annunci“.
Da qui la richiesta al primo cittadino: valutare se non sia il caso di revocare l’incarico al commissario liquidatore, stante la “manifesta incapacità per l’eventuale mancato raggiungimento degli obiettivi indicati“.
