Messina, cinque anni dopo l’alluvione: il dovere morale di fare chiarezza

GiampilieriQuando l’acqua venne giù, il primo ottobre di cinque anni fa, in città si ebbe la percezione di un autentico nubifragio. I tombini si ostruirono quasi subito, ma quella non era una grande novità per Messina. Ciò che stupiva maggiormente la popolazione era la fitta pioggia: una trama intricata, che rendeva difficile perfino vedere in lontananza. Io ebbi fortuna: iniziò a piovere quando stavo per rientrare a casa, in compagnia di un amico. Lui ne ebbe meno: dovette affrontare il viaggio sino all’Annunziata in motorino. La verità è che ciascuno di noi scorgeva quella che sarebbe diventata “l’alluvione killer” con una punta di stupore, ma senza particolari preoccupazioni.

Quanti, fra le 37 vittime, in quegli istanti ebbero analoghe sensazioni? Me lo chiedo senza retorica, perché in questa mesta vicenda ciò che colpisce è il lato umano. Eroi improvvisati che mettono a repentaglio la propria vita pur di salvare quella altrui, tragedie familiari che si consumano sotto l’occhio indiscreto delle telecamere, madri che piangono i propri figli: non è il caso d’indugiare ulteriormente su un dolore con cui Messina ha dovuto fare i conti. Forse bisognerebbe fare altre considerazioni: cosa sarebbe successo, ad esempio, se i lavori di messa in sicurezza fossero partiti nel 2007, allorquando consistenti temporali avevano acceso un campanello d’allarme su determinati tratti? Non è voglia di attizzare il fuoco, di cercare un capro espiatorio da mandare al macello: è semplicemente una richiesta di giustizia, l’unico modo di onorare quanti hanno perduto la loro vita sotto la pioggia battente, con la consapevolezza che una sentenza emessa in tribunale sicuramente non restituirà gli affetti alle famiglie, ma forse ridarà un briciolo di fiducia nello Stato.

Mentre scrivo queste righe, ci sono due comunità – quella di Giampilieri e quella di Scaletta – che oggi faticheranno di più: faticheranno a fare i conti con gli insulti della memoria, con le assenze assordanti, con quella voglia dei grandi giornali nazionali di derubricare la vicenda a fatto di seconda importanza. Faticheranno innanzi alla prosopopea di certi Soloni in cerca di visibilità, alle cerimonie pubbliche, alla solidarietà ipocrita e tardiva. Faticheranno perfino ad accettare la logica della ricostruzione, che pure va avanti con merito, dopo le commemorazioni, sotto lo sguardo vigile di Corrado Manganaro, presidente del Comitato Salviamo Giampilieri, e delle autorità preposte. Nessuno li può biasimare: alcuni hanno perso le case, altri la speranza. Spetta alle istituzioni il compito di restituirgli entrambe.