
Se il malcontento delle categorie servisse a testimoniare un’oculata azione di governo, probabilmente Sarino avrebbe indici di popolarità da guinness dei primati. Fra forestali, dipendenti della formazione, lavoratori delle partecipate o delle aziende sanitarie locali, sembra ormai in netto declino la buona sorte della Giunta regionale. E le urne lo testimoniano puntualmente: ogni banco di prova ha condotto a un fallimento, ogni sfida è diventa una débâcle. La sua autorevolezza è costantemente messa in discussione dal dibattito parlamentare, caratterizzato da molti strappi e da poche cuciture. Perché la sensazione è che Crocetta sia sempre più isolato, sempre più ospite in un partito di cui doveva diventare il faro, ma di cui a malapena riesce ad essere una lucciola.
I cuperliani non lo hanno mai digerito: troppo fastidioso il suo modo di fare, il suo tessere rapporti personali, il suo premiare o punire qualcuno in virtù delle umane simpatie; troppo indolente, per altro, l’atteggiamento nei confronti di chi pretende di sedere al tavolo delle trattive, dopo aver raccolto consenso lungo l’isola. Anche i renziani non lo vedono di buon occhio. Nel backstage di Palazzo d’Orleans sibilano voci maliziose: “certo, Crocetta oggi ci rappresenta, ma è ancora il cavallo di razza d’un tempo?” si chiedono alcuni esponenti del Pd a microfoni spenti. Non convince più la sua prosa logora, il suo volto combattivo ma imbolsito, la sua smania bellicosa a fronte di un’inadeguata conoscenza di Sun Tzu: perché puoi condurre tutte le guerre che vuoi, ma devi farle una per volta, finché non porti a casa i risultati. E il profilo di una regione abbandonata a sé stessa non è certo una Champions League da sollevare di fronte alle compiacenti cineprese.
L’ultima magagna, in ordine di tempo, è il previsionale del 2015. Gli uomini di fiducia del Governatore stanno spulciando le carte per far quadrare i conti, ma all’appello mancano 1.5 miliardi di euro per garantire il pareggio nell’esercizio. Soldi che non serviranno ad oliare la macchina del consenso clientelare, almeno in teoria, ma a pagare gli stipendi degli enti statali, para-statali e affini. I giorni scorrono uno dopo l’altro e Crocetta continua a prender tempo. L’ultima spiaggia potrebbe essere quella che costeggia Palazzo Chigi: chiedere un aiuto a Roma per venir fuori da una situazione delicatissima. Ma come si può difendere lo Statuto speciale, l’autonomia, il valore aggiunto dell’indipendenza se poi a pagare tutto questo sono altri? Qui il refuso, qui il cortocircuito. Crocetta barcolla ma non molla, certo che ne verrà fuori. E intanto mastica amaro: anche l’Anci lo ha snobbato. “Non dialogheremo più con il governo, al posto di Crocetta avrei già chiesto il commissariamento” ha affermato Leoluca Orlando, sindaco di una Palermo sommersa dai rifiuti che non ha mai nascosto le proprie velleità. Toni e tuoni da campagna elettorale.
