
Tutto parte dal ricorso di Giuseppe Gennuso, all’epoca esponente del Movimento per le Autonomie oggi passato in Forza Italia. La mancata elezione per circa cento voti spinse l’ex esponente lombardiano ad appellarsi al Consiglio di Giustizia Amministrativa. Tale organo, però, non poté adempiere alle proprie funzioni: le schede elettorali di cui si chiedeva il riconteggio sono andate distrutte per l’allagamento di una stanza del tribunale di Siracusa. Da qui la decisione di riconvocare gli elettori, con tutti i paradossi del caso: fra candidati morti, gruppi politici estinti (FLI, PDL) e salti della quaglia, le liste non hanno rispecchiato per nulla gli equilibri del 2012, con buona pace dell’elettorato.
A poche ore dal silenzio elettorale, Marziano ha denunciato il governatore accusandolo di voto di scambio per la nomina ad assessore di Piergiorgio Gerratana, già consigliere comunale di Rosolini: una mossa che avrebbe potuto portare in dote un pacchetto di voti sufficiente per ribaltare i sondaggi dell’ultima ora. Un tentativo disperato, secondo i maligni, per evitare che la Giunta potesse cedere di schianto. Eppure Crocetta ha fatto male i conti: Marziano ha staccato nelle urne il diretto concorrente e Antonello Cracolici, altro esponente critico del Pd, ha potuto allegramente twittare: “Crocetta perde per la seconda volta dopo le europee. Quante volte deve perdere per capire che così non ha dove andare?“
Insomma: quello che doveva essere un confronto interno, aspro e brusco ma relegato nei margini di un congresso, è diventato un’onda sismica per l’intera politica palermitana, nello smarrimento generale degli elettori, spettatori impotenti di questo mesto siparietto.
