Un’avventura particolare quella di Messina, ricorda Bonner, già dalla prima gara di A1 giocata contro Treviso: “palazzo pieno, loro grandi favoriti e Garbajosa che mi cala con un gomito sulla testa. L’arbitro non fischiò, eravamo una leggenda europea e un giovane americano. Ma io perdevo sangue, ne avevo ovunque. Mi misero uno strano cerotto tra i capelli, vincemmo, ma io avrei dovuto tenerlo per una settimana“. Un episodio con un aneddoto di contorno: “Poi scoprii che il nostro medico era un dentista. Lo stesso che mi diagnosticò una salmonellosi più avanti. Episodi che oggi mi fanno ridere“.
Situazioni divertenti queste, meno quelle societarie, rammenta ancora il cestista americano, con la Pallacanestro Messina che ad un certo punto smise di pagare i giocatori e sparì al termine della stagione, chiusa all’ultimo posto. “Ma quello fu un anno prezioso per me – puntualizza Bonner -, non ero in Italia per soldi, ma per farmi le ossa e tornare negli Usa ricco di una nuova esperienza sportiva e culturale. Restai fino alla fine, fu la scelta giusta“.
