
Il provvedimento è scaturito a seguito delle indagini effettuate dai poliziotti di Barcellona P.G., dalle quali è emerso che Francesco Genovese ha violato numerose volte “l’obbligo di non comunicare con persone diverse da quelle coabitanti e di non utilizzare telefoni cellulari e fissi o dispositivi elettronici che consentono chiamate e comunicazioni”.Infatti l’arrestato manteneva contatti con diverse persone, utilizzando una SIM intestata ad una donna deceduta.
Francesco Genovese si trovava agli arresti domiciliari a seguito dell’arresto avvenuto il 10.05.2013 poichè si era reso responsabile di favoreggiamento personale con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa barcellonese; lo stesso, nell’ambito delle indagini avviate a seguito di un danneggiamento mediante incendio di un automezzo della ditta DUSTY S.r.l., per la quale lavorava, e di una successiva richiesta estorsiva avanzata da un intermediario della criminalità organizzata alla stessa ditta, aveva tenuto una condotta reticente, rifiutandosi di fornire gli elementi di cui era a conoscenza, allo scopo di impedire l’identificazione degli autori della richiesta estorsiva, facenti parte di “Cosa Nostra” barcellonese. Il prosieguo delle indagini hanno permesso di individuare, altresì, che Genovese era il soggetto attraverso il quale la criminalità organizzata locale, pochi giorni dopo dall’incendio, faceva pervenire ai dirigenti dell’azienda una esplicita richiesta estorsiva tendente ad ottenere il pagamento di una tangente consistente nella somma di 15.000,00 Euro.
