D’altronde proprio il governatore regionale, incalzato dal Pd, aveva cercato pochi mesi addietro di rasserenare gli animi, giurando in lungo e largo: “i risparmi che otterremo li ricaveremo dalla lotta agli sprechi”. Obiettivo? Trovare 25 milioni di euro dal fondo riservato alla spesa sanitaria. E mentre alcuni guardavano all’area farmaceutica o alla voce degli appalti, Palermo invece definiva una diversa spending review.

Ma non è una questione esclusivamente territoriale: il Piemonte ha svolto un funzione importante, potremmo dire centrale, nel momento topico dell’emergenza, quando le altre strutture erano sottoposte ad un regime assai duro per i fatti di Giampilieri, Scaletta e Saponara.
I sindacati sono sul piede di guerra: nei mesi scorsi la sola ipotesi ventilata di chiudere il Piemonte aveva spinto alcuni cittadini ad avviare una petizione in difesa di quel presidio, raccogliendo quasi 15.000 firme. Non a caso i lavoratori in queste ore fanno presente che un obolo importante Messina lo ha già pagato con la soppressione del Polo Radioagnostico di Alta Tecnologia.
Insomma, se l’utenza lamenta una violazione costituzionale del diritto alla salute, il personale della struttura chiede un impegno diretto delle istituzioni. Una su tutte: Palazzo Zanca.
