Tanto tuonò che piovve. L’inchiesta sul parco fotovoltaico di Monreale, che aveva già coinvolto figure di spicco come il dirigente messinese Martino Russo o come l’ex assessore regionale Pippo Gianni, vedrebbe ora sfilare sul banco degli imputati anche l’assessore cittadino alla mobilità Gaetano Cacciola, a suo tempo direttore dell’Istituto di Tecnologie avanzate per l’energia del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Messina.
L’accusa è di falso ideologico, poiché Cacciola – nelle sue precedenti vesti – avrebbe catalogato come sperimentale un progetto altrimenti privo di risorse finanziarie. E proprio su quel provvedimento, che giustificava la costruzione dell’impianto, si sarebbe in seguito registrato il caso di corruzione evidenziato dalle autorità inquirenti.
Oltre ai già citati Russo e Gianni, risultano indagati Francesca Marcenò, Salvador Vittorioso, il commissario della polizia municipale di Palermo Salvatore Grippi, Luciano Meoni e Francesco Meoni, i faccendieri Franco Barbetta e Ledo Pacchiaroti, nonché Sandro Marchesi.
Stando alle prime ricostruzioni, la posizione di Cacciola sarebbe stata stralciata e, sebbene il processo debba fare il suo corso, già qualcuno fra i consiglieri di Palazzo Zanca avanzava stamane lo spettro delle dimissioni per questioni di opportunità politica.