Lo avevamo scritto per tempo: i militanti di Cambiamo Messina dal Basso non avevano gradito l’intervento del Prefetto in merito alla querelle sull’ordinanza anti-tir. Non erano piaciuti i vertici nel Palazzo del Governo, le mediazioni con l’armatore, né tantomeno le riunioni con Capitaneria e Autorità portuale per trovare una soluzione condivisa. Non era risultato opportuno l’invito istituzionale a non compiere passi avventati, stante le possibili ripercussioni economiche per il Comune in virtù della conclamata fruibilità ridotta del Molo di Tremestieri. Eppure il Comune è la casa di tutti, quindi se il Prefetto si preoccupa per le eventuali criticità finanziarie all’orizzonte, nessuno – almeno in teoria – dovrebbe dolersene.
Avevamo notato, con un certo stupore, che almeno il primo cittadino era stato in grado di tenere ferma la bussola, di accettare i suggerimenti e gli inviti di Trotta con stile, mantenendo una pacata risolutezza. Bene, ci siamo sbagliati.
Accorinti ha inoltrato in tarda mattinata una piccata lettera a Trotta, manifestando tutto il disappunto di Palazzo Zanca. Il sindaco rimanda al mittente le osservazioni critiche e censura duramente l’ingerenza prefettizia. L’accusa è frontale: secondo l’inquilino di Piazza Unione Europea siamo di fronte ad un atto di palese parzialità. Scrive Accorinti: “Devo dirLe francamente che la Sua nota è giunta inaspettata proprio perché proviene da un Ufficio tradizionalmente orientato a porsi come autorevole mediatore imparziale di possibili conflitti tra istituzioni locali, mentre contiene una chiara presa di posizione ante litteram sul problema e toni di carattere monitorio, che, al di là delle attenuazioni di sapore formale, non lasciano sostanzialmente spazio alcuno alle scelte comunali”.
E’ un processo alle intenzioni che non ammette repliche. Nel regno del Free Tibet non è concesso sviluppare argomentazioni critiche, neppure se esse si concludono con un riconoscimento della legittima azione dell’autorità politica ad operare come meglio ritiene. Nessuna riserva, nessun appunto è ammesso. Il Prefetto avrebbe dovuto mediare fra l’armatore e il Comune non attraverso un tavolo tecnico, come ha fatto, ma convocando semplicemente le parti, quelle stesse parti che avevano comunicato fra loro soltanto a mezzo stampa nelle settimane precedenti, alimentando un dialogo fra sordi fatto di accuse e di illazioni a scapito degli interessi di Messina. Avrebbe dovuto ascoltare una volta di più la posizione del Comune, anche se essa è maturata in seno alla Giunta e senza il confronto col Consiglio Comunale, essendo così minata nella sua legittimità.
Neppure il Grande Fratello orwelliano potrebbe cancellare il ricordo così vicino nel tempo del carteggio inedito fra primo cittadino e amministratore delegato della Cartour. Trotta, da uomo di Stato, ha cercato di superare le difficoltà, basandosi sugli elementi a sua disposizione e sulle recriminazioni del gruppo Franza, soggetto sicuramente interessato. Un gruppo che, piaccia o meno ai vertici dell’Amministrazione, ha prima preannunziato il licenziamento di cento unità in caso di conferma dell’ordinanza, ipotizzando successivamente la possibilità di deviare il traffico su Catania per la fortuna dell’economia dello Stretto. Fatti, si converrà, non proprio marginali nella vita cittadina.
Insomma, in questo scontro fra titani non sono ammessi prigionieri. Il Prefetto ha la grave colpa di essersi eretto a soggetto mediatore senza prendere le parti del Comune, comportandosi da arbitro terzo, in grado di delineare personali valutazioni. Un vero brigante.