
Scrive l’ex sindaco di Messina ai colleghi di Montecitorio: “è pacifico che la suddetta attività di intercettazione, a prescindere dal risultato probatorio conseguito, per le modalità della sua esecuzione, è chiaramente rivelatrice di un uso distorto del potere giurisdizionale. E’ infatti di palmare evidenza che l’obiettivo dell’attività di indagine sono sempre stato io quale asserito «capo e promotore», secondo l’Accusa, di un’associazione a delinquere composta peraltro, da soggetti a me vicini per evidenti ed inequivocabili ragioni affettive e/o politiche, anzi espressamente a me legati da «vincoli di appartenenza politica e familiare»”.
