Messina, delirio a Palazzo Zanca: seduta fiume del Consiglio sull’ordinanza anti-Tir. Ecco cosa è successo…

IMG_20140718_113734_748La battaglia delle battaglie” non poteva essere più lunga, logorante ed estenuante. Per seguire la seduta aperta del consesso civico erano richieste due qualità fondamentali: una pazienza stoica e un indice di sopportazione da guinness dei primati. Sfido che qualcuno abbia attenzionato integralmente lo streaming: tra grida, urla, strepiti e lamentele sono stati gli stessi membri dell’Aula a denunciare uno spettacolo da cabaret, un teatrino non esaltante per la platea cittadina.

Riassumiamo quanto avvenuto in pillole e per sommi capi, sì da offrire ai lettori una panoramica generale ma al tempo stesso esaustiva.

A Palazzo Zanca i lavori dovevano partire alle 10.30, ma la convocazione di una conferenza stampa preventiva del Sindaco Accorinti, peraltro proprio sull’ordinanza anti-tir, ha fatto slittare l’appuntamento alle 12. Primi mugugni da parte di diversi consiglieri, i quali hanno evidenziato da subito come l’agenda del primo cittadino fosse un’eloquente cartina di tornasole sullo scarso senso istituzionale dell’Amministrazione.

Quando le autorità cittadine hanno finalmente preso posto, un dato è balzato agli occhi: l’assenza non già del Prefetto Trotta, ma di qualsiasi rappresentante proveniente dagli uffici della Prefettura. Segno che le ruggini delle ultime settimane, lungi dallo scemare, sono semmai cresciute col passare delle ore.

Se il capogruppo di Forza Italia, Giuseppe Trischitta, ha inaugurato la sessione additando il primo cittadino, reo – col suo No al Ponte – di aver determinato il problema odierno “distruggendo il futuro dei nostri bambini” (sic), sul fronte diametralmente opposto Mariano Massaro, già segretario generale dell’Orsa, ha lanciato un monito alla Giunta, supportandola in questa difficile battaglia: “Da un lato gli armatori ci dicono che il passaggio di 40 tir non cambia granché. Poi, però, calpestano la dignità dei lavoratori con il ricatto occupazionale, giustificando i licenziamenti con le mancate entrate. Una cosa dev’essere chiara a tutti: Franza non va a Catania nemmeno se lo cacciamo. E questa, va detto, è l’unica amministrazione che ha saputo affrontare questa famiglia”.

Chi ha censurato aspramente la condotta del Sindaco è stato il Presidente dell’Associazione degli autotrasportatori, Richichi: “Non siamo criminali ma non andremo mai a Tremestieri, continueremo a usare il Boccetta e la rada San Francesco” ha detto ai microfoni, promettendo immediate azioni eclatanti: “Ci opporremo a quest’ordinanza. Siamo pronti a bloccare il porto di Tremestieri già da lunedì”. Una minaccia inaudita, che Alessandro Tinaglia, rappresentante dell’associazione Reset!, ha invitato a rispedire al mittente.

Decisamente polemico è stato il tono adoperato da Giuseppe De Leo, capogruppo del Megafono. “Accorinti – ha affermato l’esponente della lista Crocetta – continua a offendere il Consiglio perché ogni qualvolta si registra un problema, rinunzia alla discussione in maniera preventiva”. Da qui il dubbio sottoposto ai colleghi: “A che serve una seduta se il Sindaco ha già deciso tutto? A sapere chi è con lui e chi contro di lui?”.

Di stampo diverso, ma non opposto, l’intervento di Nina Lo Presti, coscienza critica della lista Cambiamo Messina dal Basso: “I bisonti che tagliano in due la città – ha tuonato l’incalzante consigliera – cancellano la bontà di qualsiasi provvedimento, pur giusto e nobile, come la pista ciclabile o l’isola pedonale. Signor Sindaco, vogliamo dire basta al buonismo e all’opportunismo delle campagne mediatiche. Faccia un’ordinanza sindacale sulla riscossione degli eco-pass, non solo quelli futuri ma anche quelli passati; affrontiamo la bomba ecologica che è viale Boccetta e chiudiamo la Rada San Francesco per sempre”.

Quando Accorinti ha replicato alle critiche, intervenendo in aula con un tono di voce alto e accorato, ribadendo parimenti di non accettare lezioni da chi è stato “connivente” con le sciagurate scelte del passato, in un attimo è scoppiato il delirio: Trischitta, su tutte le furie, ha inveito contro la Giunta ricorrendo in sostanza alle argomentazioni precedentemente espresse. La Barrile era sul punto di sospendere i lavori e solo l’uscita dall’Aula dell’italoforzuto ha consentito di proseguire i lavori.

Più marcatamente politico è stato l’appunto rivolto ad Accorinti dal consigliere Giuseppe Santalco, solerte nell’evidenziare l’isolamento istituzionale del primo cittadino: Renato, hai la capacità di fare credere che tu sei nuovo e bello mentre tutti gli altri sono vecchi e cattivi. Ebbene, mentre tu facevi battaglie in piazza, c’era chi si batteva con atti amministrativi, riconoscilo onestamente”. Da qui il richiamo al mandato: “Tu sei chiamato a governare lo sviluppo cittadino e proprio in questo sei carente.  Vai a Palermo a discutere con Crocetta dei fondi destinati alla Via Don Blasco. Lascia stare Assisi, vai più a Roma semmai” è stata l’esortazione del capogruppo di Felice Per Messina.

Nel frattempo le aule adiacenti la stanza consiliare erano un via vai di membri eletti: si studiava la definizione di un ordine del giorno che impegnasse il Sindaco e la Giunta a rinviare l’adozione dell’ordinanza, cercando frattanto soluzioni condivise. Il progetto – presentato dai capogruppo di Pd, Felice Per Messina, Megafono, Art. 4, DR, Udc e da Giuseppe Trischitta – è stato duramente contestato da Santi Daniele Zuccarello: “Vi invito a leggere: in prima pagina si dice che l’Amministrazione deve collaborare con il gruppo Franza. Pagina due, l’amministrazione deve collaborare con il gruppo Franza. Terza pagina, l’amministrazione rinvii o revochi l’ordinanza in attesa di Tremestieri e nel frattempo collabori con il gruppo Franza!” ha ironizzato l’esponente del civico consesso prima di strappare letteralmente la proposta.

Alla fine dei lavori erano presenti in Aula soltanto Simona Contestabile e Nicola Cucinotta, Ivana Risitano e Nina Lo Presti, Daniele Zuccarello, Donatella Sindoni, Daniela Faranda, Piero Adamo, Fabrizio Sottile, Carlo Cantali ed Elvira Amata. Come hanno rilevato agguerriti Sindoni e Zuccarello, non erano presenti, cioè, i principali firmatari. E proprio i due esponenti testé citati, eletti rispettivamente nelle liste di Pd e Progressisti democratici, si sono discostati dai documenti presentati dai propri capigruppo all’attenzione del Consiglio.