Sarà pure una rivoluzione epocale, ma i metodi ricordano l’Ancien Régime. Renato Accorinti guida la città da più di un anno ormai e di trasformazioni radicali se ne vedono poche all’orizzonte. Si dirà: serve più tempo per rimuovere le incrostazioni maleodoranti dalla stanza dei bottoni. Obiezione legittima, per carità, ma 365 giorni non sono un’inezia: vorremmo almeno capire quale direzione la Giunta si accinge a prendere. Anche perché da qualche tempo, nonostante il plauso di alcuni media compiacenti, ogni qualvolta il primo cittadino invoca l’adunata per relazionarsi direttamente con la base, il flop è sotto gli occhi di tutti. Una Cairoli deserta dopo la sconfitta dell’Italia ai mondiali ed un Salone delle Bandiere vuoto per tre quarti nell’ultimo fine settimana testimoniano un certo disincanto della città. E le ragioni non mancano.
La pista ciclabile, ad esempio, doveva essere il fiore all’occhiello dell’Amministrazione. Eppure non si è messo in sicurezza il tratto esistente, non sono state rattoppate le buche, né sono stati aizzati i vigili urbani contro quei riottosi automobilisti incapaci di comprendere che “tratto riservato al transito delle bici” non vuol dire parcheggio abusivo a costo zero. Di più: si è preteso di estendere il progetto alle zone centrali. Intento nobile, intendiamoci, se non fosse che la sua attuazione è stata quantomeno fantasiosa: si è ridipinto il manto stradale, tracciando in prossimità dei marciapiedi una linea gialla che segnalerebbe una minuscola pista. Inutile evidenziare come gli automobilisti, ancora loro, abbiano accolto il provvedimento: talora sostando per ore in quello spazio, talaltra invadendolo – anche in controsenso – per evitare gli inghippi del traffico.
Le parole d’ordine con cui Accorinti varcò Palazzo Zanca furono due: concertazione e trasparenza. Sulla prima, i risultati parlano chiaro: l’Alces porta il Comune al Tar per l’irragionevole aumento, per giunta retroattivo, delle tariffe concernenti lo sfruttamento del suolo pubblico; i commercianti dell’isola pedonale lamentano la sordità delle istituzioni alle loro ragioni professionali; gli esercenti del centro chiedono per quale assurdo motivo si agisce scientificamente contro gli ambulanti abusivi della zona sud, tollerando quanti operano fra il Duomo e il viale San Martino; i Franza protestano perché il sindaco, lungi dal terminare i lavori a Tremestieri, imbastisce una crociata contro i tir; perfino Lo Monaco attacca la Giunta per aver agito sullo Stadio San Filippo ignorando le esigenze del club cittadino. Insomma, un successo su tutti i fronti.
Per quanto concerne la trasparenza, il discorso non migliora. Le denunce di reset! sulla Carta di Pisa e sulla gestione dell’Atm, i moniti del consigliere Santalco su un commissario liquidatore – nello specifico Ciacci – che non liquida alcunché, il disagio dei membri del consesso civico (costretti a esporsi su un bilancio misterioso che tiene misticamente fuori dalle voci di spesa i debiti delle partecipate), tutto questo non giova alla causa di Accorinti. Nuoce apertamente, poi, la recente querelle Mantineo: la selezione di Marilin, figlia dell’assessore alle politiche sociali Nino Mantineo, per una bando pubblico quale il Youth at Work rappresenta una degna cartina di tornasole. Si badi: nessuno discute i meriti della studentessa. Non la conosciamo e non esprimiamo giudizi di sorta, augurandole semmai ogni bene e fortuna. Deprimente è però la mancanza di tatto istituzionale, lo scarso senso d’opportunità nel concedere giusto a lei un incarico da 2.000 euro. Spesso e volentieri si è parlato di codice etico, della necessità d’imporre un divieto all’assunzione dei parenti. Evidentemente i membri della Giunta non hanno colto questa istanza “dal basso”, impegnati com’erano ad alte latitudini in riflessioni profonde su monete locali e decrescita felice (sic!).