
Ora, una metropoli che patisce la sete e che si sveglia coi rubinetti chiusi tutto è meno che una metropoli urbana accogliente. Un tempo Messina riusciva a supplire alla secca di Fiumefreddo grazie al bacino dell’Alcantara, ma dal 2010 ormai la società che detiene il possesso dell’acquedotto pratica prezzi esosi che le amministrazioni hanno rifiutato in blocco. Proprio su questo punto è intervenuto l’assessore all’ambiente, Daniele Ialacqua, investito dalla criticità: “E’ necessario aprire un fronte ampio, che deve vedere non soltanto la nostra città ma anche tutti quei comuni siciliani che stanno soffrendo la stessa situazione, richiedere da subito la riduzione della tariffa dell’acqua dell’Alcantara, l’approvazione della legge d’iniziativa popolare per l’acqua e la ripubblicizzazione di Siciliacque spa”.
Buoni propositi, nobili intenti nel solco della legalità, che restano però lettera morta. Forse sarebbe più prudente muoversi frattanto con un’iniziativa autonoma, anziché perdere tempo nel tentativo di coinvolgere altre realtà sicule, vagliandone preventivamente la volontà. Un’operazione giusta a rigore di logica ma dispersiva nella prassi, se è vero che nei pressi del centro l’erogazione di un bene primario viene sospesa per giorni. Ialacqua non ci sta: promette per oggi un incontro risolutivo a Palermo. Vedremo.
