A coordinare i lavori è stata la segretaria organizzativa, Mariella Crisafulli, che ha ricordato come troppo spesso dietro la sigla “lavoratori autonomi” si celino in realtà professionisti che, alla stregua di normali dipendenti, offrono le proprie prestazioni senza margine di autonomia, con una retribuzione ridotta, rinunciando alle tutele dovute (malattia, maternità, indennità di disoccupazione, formazione). Le ha fatto eco Silvia Degli Innocenti, segretaria nazionale della Felsa, la Federazione della Cisl che tutela i lavoratori atipici, la quale ha sottolineato l’urgenza di governare il cambiamento, senza lasciarsi travolgere da esso.
E proprio su questo specifico punto si è voluto soffermare il segretario provinciale Tonino Genovese: “Non ci si può rassegnare al mantra del non c’è alternativa. Noi riteniamo che la gravità e vastità del fenomeno imponga un’azione di responsabilità di tutti i soggetti in campo, sociali e politici, e non ci si può nascondere dietro gli opportunismi di una grave crisi economica che spesso viene presa come alibi per massimizzare i propri interessi“.
La centralità del tema è evidenziata dai numeri. Se Carlo Maletta, presidente dell’Ordine provinciale dei consulenti del lavoro, si è concentrato sulla necessità di valorizzare l’apprendistato quale viatico all’ingresso nel mondo dei salariati, Giacinto Santoro, coordinatore provinciale degli ispettori Inps, ha illustrato le dimensioni del fenomeno: “Nel 2013 – ha detto – abbiamo effettuato 846 ispezioni riscontrando irregolarità, piccole o grandi, nell’89,72% dei casi. I lavoratori in nero scoperti sono stati 656 per un’evasione contributiva di circa 5 milioni di euro. Nel 2014, sino al mese di maggio, a fronte di 415 ispezioni, le aziende irregolari sono state l’84% di quelle sottoposte a controlli, con 291 lavoratori in nero e contributi evasi per 2 milioni e 242 mila euro”.
