
Con tale determinazione, il primo cittadino ha organizzato a Palazzo Zanca un incontro coi sindaci interessati, un confronto franco, nell’aula consiliare, per definire un percorso articolato per tappe. E la partecipazione è stata sicuramente ampia, segno di una disponibilità di massima: 27 sindaci provenienti dalle due riviere – da Alì Superiore a Sant’Alessio Siculo, da Pace del Mela a Taormina, da Villafranca a Spadafora, passando per Milazzo e Nizza di Sicilia – hanno discusso con l’Amministrazione.
“La città metropolitana è l’opportunità delle opportunità – ha confidato Accorinti ai nostri microfoni – e noi dovremmo apprendere la lezione da Rimini o Riccione, comuni che non hanno le nostre ricchezze turistiche né le nostre possibilità industriali, ma che hanno saputo aggregarsi. Pensiamo alle Eolie, a Giammoro, alla Valle del Mela, a Taormina, giusto per restare sulla nostra sponda dello Stretto”.
Non tutti, però, hanno plaudito all’iniziativa. Poco persuaso è apparso il sindaco di Giardini Naxos, Pancrazio Lo Turco. Ventilando l’ipotesi di una possibile adesione al Libero Consorzio di Catania, questi ha specificato che dagli incontri prossimi venturi, dai tavoli tecnici veri e propri, emergeranno le linee guida utili alle amministrazioni locali per illustrare, poi, nei rispettivi Consigli le potenzialità dei progetti allo studio. Porte aperte, dunque, ma con prudenza. Una prudenza condivisa dai rappresentanti di Letojanni e Castelmola, Alessandro Costa e Orlando Russo, i quali – costituendo una sorta di fronte comune – hanno fatto emergere il nodo politico della vicenda. Su quest’argomento è intervenuto il vicesindaco cittadino, Guido Signorino, sottolineando come l’innovazione istituzionale in oggetto avrà sicuramente dei costi per tutti, ma maggiori saranno i benefici, specie in relazione alla possibilità d’intercettare agevolmente i fondi europei. “Inoltre – ha chiosato il docente di Economia – allo stato attuale il futuro Libero Consorzio di Catania rischia di essere tagliato in due dalla città metropolitana etnea, il che solleverebbe notevoli problemi”.
Allo stato attuale 51 comuni hanno manifestato una disponibilità orientativa. Ricordiamo che per fare o meno parte dell’Area servirà una delibera del Consiglio comunale, approvata da due terzi dei membri. Dopodiché i lavori dovrebbero partire nella sede prescelta, Palazzo dei Leoni, casa dismessa della Provincia Regionale.
