
Tuttavia alcuni osservatori hanno giustamente mosso un appunto: nella verve polemica di Franza si cela un’eventualità che ha il sapore dell’intimidazione. Scrive il dg: “se la linea dovesse operare nel periodo estivo senza i mezzi pesanti (gli incassi, che sono diversi milioni di euro nei mesi estivi e rappresentano il contributo necessario a raggiungere appena il pareggio economico della linea), i contraccolpi riguarderebbero l’intera attività della società. (…) Comprenderai quindi che, se non si potrà coniugare il trasporto dei mezzi pesanti con quello dei passeggeri estivi, temiamo che non possano esserci altre soluzioni che non la soppressione della seconda nave Cartour che – per quanto sopra ineluttabile, ancorché malaugurata – comporterebbe tra l’altro la scomparsa di quasi 100 posti di lavoro diretti e almeno 50 del relativo indotto”.
Accorinti non ha abboccato all’amo e ha spostato la questione sul dibattito a lui più congeniale, quello che vede le ragioni del mercato in contrasto col benessere dei cittadini: “Io penso che i Franza sono stati bravi a intercettare in estate il traffico di mezzi leggeri diretti in Sicilia per le vacanze, siamo contenti quindi se la Cartour nelle corse diurne estive scarica milioni di auto. Ma tir no. Io non voglio andare al funerale di persone schiacciate dai tir, non voglio piangere per un lutto che invece spetta a me evitare in ogni modo. Facciamo fronte comune e mettiamo la vita al centro. Il mercato si deve fermare di fronte a questi che per noi sono principi cardine”. Principi sì, ma l’etica ha un costo, e Franza lo ha quantificato con solerte dovizia.
Meno categorico è parso l’assessore al Bilancio, Guido Signorino, intento a mediare fra le discordanti esigenze. Pur mettendo la salute della comunità al di sopra di tutto, il vicesindaco ha lasciato una porta aperta sulla tempistica dei tir e sulle aree di stoccaggio. Come a dire: vediamoci e parliamone.
