Lo stesso Collegio alla prima udienza del processo, qualche settimana prima, aveva rigettato la stessa richiesta di scarcerazione avanzata dai difensori degli imputati.
Secondo la Procura, infatti, era necessario che tutti restassero ancora ai domiciliari, per via di una parte delle indagini ancora in corso e perché il processo non era ancora entrato nel vivo, quindi era ancora attuale il pericolo di inquinamento delle prove.
Soltanto un paio di udienze dopo, lo stesso Collegio ha cambiato orientamento e li ha rimessi in libertà senza alcun obbligo.
La Procura oggi è tornata a far valere le stesse ragioni che avevano portato i magistrati ad arrestare e poi tenere ai domiciliari per molti mesi tutti i protagonisti.
A breve, il 5 Marzo prossimo, si tornerà in aula con l’audizione dei consulenti ai quali è stato affidato il compito di decidere una volta per tutte quali intercettazioni ambientali e quale materiale informatico, captati nel corso delle indagini, potranno entrare a far parte delle prove e quali invece no.
Soltanto allora sarà aperto il dibattimento vero e proprio.
