In un’inchiesta ricca di dettagli, si passa in rassegna la carriera di Genovese, e in particolare, i suoi guadagni: dal 2008 (quando è stato eletto alla Camera dei deputati) al 2012, ha dichiarato redditi sempre in crescita. Da 153 mila a 489 mila euro. In più, negli ultimi cinque anni, Genovese ha ottenuto dallo Stato anche un credito complessivo di imposte pari a un milione e 185 mila euro.
Il decreto che rende noti i patrimoni dei politici e dei loro familiari semplicemente cliccando sul sito della Camera non è stato preso in considerazione dal parlamentare, che è uno dei pochi deputati del Pd che sul proprio profilo web di Montecitorio non ha inserito la documentazione patrimoniale. I parlamentari, nonostante il decreto che li obbligherebbe alla trasparenza, continuano infatti a pubblicare la dichiarazione dei redditi, il numero delle macchine e dei pacchetti azionari posseduti, nonché le spese per la propaganda elettorale in maniera del tutto facoltativa.
Dalle carte di cui si è occupato L’Espresso, è emerso che Genovese possiede decine di unità immobiliari e migliaia di azioni. Per la campagna elettorale che lo ha portato a Montecitorio, invece, ha stretto i cordoni della borsa, dichiarando la modesta spesa di 81 euro e 80 centesimi.Dai redditi indicati dall’ex sindaco di Messina si ricava che Genovese è azionista in diverse società. In particolare la Calaservice si occupa di “consulenza e pianificazione”, di “forniture di software e compravendita immobiliare”: il bilancio contiene un finanziamento che oggi arriva a circa 8 milioni di euro, effettuato dai due soci, che è stato alimentato nel corso degli anni. Nel 2005 era di cinque milioni e 600 mila euro. I soci sono Genovese, che detiene il 99 per cento del capitale e suo cognato Franco Rinaldi, deputato regionale del Pd, indagato a Messina per l’inchiesta sulla formazione professionale, che detiene l’uno per cento rimanente. Eppure, considerato il reddito dichiarato dal socio di maggioranza, suona piuttosto strano un versamento così elevato.
L’inchiesta de L’Espresso mette in evidenza anche gli interessi societari del parlamentare che fa parte del partito di Matteo Renzi: si tratta della “Mandarian Wimax Sicilia spa”, un’azienda di Catania che opera nel settore delle telecomunicazioni, in particolare nel mercato delle concessioni a banda larga in modalità wireless. Questa società di Genovese si è aggiudicata negli ultimi due anni appalti da decine di comuni siciliani, e ha fatto affari con imprese legate a Finmeccanica; inoltre si è aggiudicata lavori per decine di milioni di euro dalla Regione siciliana e dalle province che il governatore Rosario Crocetta ha commissariato.
Genovese è indagato a Messina per associazione per delinquere, truffa e peculato, nell’inchiesta sui corsi di formazione professionale. Insomma, tanta carne al fuoco per questa inchiesta che si trova in tutte le edicole.
