Se i Bronzi di Riace potessero parlare, in primo luogo ringrazierebbero le migliaia di visitatori che continuano ad affollare il museo di Reggio Calabria. Se avessero il dono della parola, loro custoditi dal mare per millenni fino al fortuito ritrovamento al largo di Riace nel 1972 da parte di un giovane sub romano, Stefano Mariottini, si lamenterebbero della continua strumentalizzazione a cui sono stati sottoposti negli ultimi anni, diventando talvolta oggetto di vanto per Reggio Calabria talvolta oggetto di biasimo e spreco.
Il dato fa riflettere e si inserisce a pieno titolo sulla querelle che nelle settimane scorse ha visto contrapporsi da un lato l’assessore siciliano per i Beni Culturali, Mariarita Sgarlata, che ha proposto la chiusura dei musei e dei siti archeologici siciliani nelle giornate domenicali e nei festivi per mancanza di fondi, dall’altro, il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, favorevole invece all’apertura degli stessi soprattutto nei giorni festivi e nelle domeniche ribadendone la vitale importanza per i turisti in Sicilia. Ma, si potrebbe aggiungere, anche per gli stessi nativi isolani, che, come confermano i dati sulle visite al museo di Reggio, apprezzano l’arte e vi partecipano attivamente.

Il successo dei Bronzi di Riace per Reggio Calabria, dunque, dimostra come l’arte può essere la carta vincente su cui puntare per dare identità ad una comunità e per alimentare il circuito economico del turismo, anche su scala locale, e soprattutto anche in tempo di crisi.
