“Dopo anni di grandissime difficoltà, l’economia mondiale sta dando i primi segni di ripresa, che si presenta, però, a “macchia di leopardo”, una ripresa non uniforme. Paesi come l’Olanda, campione del rigore teutonico nei primi mesi della crisi dell’Eurozona, continuano a soffrire (Pil -0,2%). Al contrario, la ripresa c’è, in particolare negli USA, dove il Pil cresce e la disoccupazione diminuisce. Situazione simile in Francia, dove l’Insée (l’istituto nazionale di statistica) ha diffuso i dati dell’ultimo trimestre e ha calcolato un Pil in crescita dello 0,5%, suscitando l’entusiasmo del presidente François Hollande. Cresce la Germania della cancelliera Merkel, (ormai avviata sulla strada della riconferma del suo mandato elettorale ad ottobre). Continua a presentare tassi di crescita rispettabili, sebbene più bassi rispetto agli anni precedenti, la Cina, che ha ancora bisogno di fiducia per far ripartire i consumi interni e controllare le dinamiche del credito interno e della solidità delle sue banche“.
“Per quanto riguarda l’Italia, a mio avviso è ancora troppo presto per gridare alla “vittoria”. Il nostro Paese è tecnicamente ancora in una fase di recessione (Pil -0,2%). Ma paradossalmente, nonostante una disoccupazione tendenzialmente a 3.5 milioni, la crescita potrebbe farsi vedere presto, entro la fine del 2013 o l’inizio del 2014“.
Ci spieghi meglio questo paradosso: com’è possibile una crescita unita ad una prospettiva di disoccupazione spaventosa?
“Perchè la crisi ha fatto perdere al nostro paese punti e punti di ricchezza quindi la ripresa ripartirebbe dal basso, cioè una crescita legata ad un rimbalzo tecnico. Da noi sono mancate vere riforme strutturali, da tutti invocate ma da nessuno (ancora) realizzate. Il nostro problema è di lungo periodo, con la necessità di rivedere a fondo la struttura della spesa pubblica, da Roma fino al più piccolo comune d’Italia“.
“Il problema non era ed è solo lo spread come tutti sbandieravano (oggi in picchiata anche a cause interne alla Germania), ma quello della burocrazia lenta e farraginosa, quello della ricerca, dove investiamo troppo poco e quando lo facciamo la spesa è mal gestita; gli investimenti nelle opere pubbliche strategiche non sono prese in seria considerazione o arrancano e/o si lasciano a desiderare. Nonostante un patrimonio storico ed artistico che ci invidia il mondo intero (da solo potrebbe far ripartire l’economia attraverso un turismo di qualità), non si è riuscito (almeno fino ad ora) a sfruttarlo come merita“.
“Il Paese ha bisogno di vere riforme, non del rigore di stampo ortodosso e della burocrazia europea, perché il rigore se non è accompagnato da una buona medicina porta diritti nel tunnel della recessione così come nuove e attendibili ricerche dimostrano. La spesa pubblica in Italia è elevata, inefficiente e improduttiva. Continuiamo a spendere una elevata quota del Pil e lo facciamo anche male, creando storture, sacche di corruzione e quant’altro. Questa sarebbe la ricetta per rilanciare la nostra economia, rivedere i capitoli del bilancio dello stato, regioni, comuni, e la miriade di enti inutili e zavorre per un paese moderno. Ma i governi degli ultimi anni non sono stati in grado di applicare queste teorie – a parole da tutti condivise – al nostro Paese. Chiudo io con una domanda. Perchè non l’hanno fatto?“

