Una situazione di debiti a catena: 38 comuni sono debitori nei confronti dell’Ato di circa 100 milioni di euro, senza questo denaro l’Ato non può conferire le spettanze alla Dusty, e la Dusty non può pagare i lavoratori. Il problema sostanziale è che gran parte di questi comuni, che dovevano acquisire il denaro in parte dalle centinaia di migliaia di bollette della spazzatura mai evase, non hanno materialmente la disponibilità per pagare. Si pensi al caso di Milazzo, che comunque ha cercato, nonostante il dissesto finanziario, quantomeno di garantire il servizio di raccolta. Ma anche nella Città del Capo ormai i sacchetti si accumulano, così come in tutti gli altri comuni della provincia, molti dei quali il dissesto lo hanno comunque sfiorato.
La Regione ha intimato ai comuni di far quadrare i conti e far ripartire il meccanismo, cosa che al momento appare improbabile. E su tutto aleggia un altro spettro, quello delle SRR, le nuove società per la regolamentazione del servizio di gestione rifiuti, che dovrebbero sostituire le Ato. Un passaggio che doveva avvenire in questi mesi, ma che sta procedendo molto lentamente in tutta la Sicilia, col colmo di alcuni lavoratori Ato che verrebbero “tagliati fuori”, perché non più risultanti negli organici.
Insomma sembra l’inizio di un nuovo capitolo dell’infinito romanzo sull’emergenza rifiuti in provincia di Messina. I cittadini di Milazzo, Barcellona, Spadafora, Villafranca, Saponara e tutti gli altri comuni sicuramente ricorderanno le varie “crisi” che si sono succedute negli ultimi anni, con montagne di spazzatura e raccolta bloccata per settimane, cassonetti dati alle fiamme e aria irrespirabile. L’ombra dell’ennesimo periodo nero c’è, eccome.
