
Fra i provvedimenti di cattura emessi dalla procura reggina, figurano anche 3 mandati di arresto europeo che la polizia di Barcellona ha eseguito nei confronti di altrettanti trafficanti che risiedevano da tempo nella città catalana. La rilevanza dell’operazione, che si è avvalsa del fondamentale ruolo di coordinamento a livello internazionale della Direzione centrale per i servizi antidroga, è testimoniata – sottolinea la Gdf – non soltanto dai rilevanti carichi di stupefacente sequestrati nel corso delle indagini, in totale oltre 41 chili di cocaina e 286 chili di hashish ma, soprattutto, dall’essere riuscita a sgominare una pericolosa holding criminale in cui si erano consorziate alcune fra le più agguerrite cosche di ‘Ndrangheta. Nell’ambito della vasta associazione a delinquere nel corso delle indagini sono emerse, infatti, numerose figure di primo piano della criminalità organizzata calabrese, sia autoctona che di quella trapiantata oramai da diversi anni nell’hinterland milanese, e un folto gruppo di sodali che fornivano il loro contributo nell’organizzazione del narcotraffico. Dominus dell’organizzazione era Pasquale Cicala, 56enne, esponente di spicco nel Nord Italia della cosca Pesce- Bellocco di Rosarno, come confermato anche dal suo coinvolgimento nell’ambito della nota operazione “Crimine”. Grazie alla conoscenza diretta con alcuni narco-trafficanti e alle ingenti somme di denaro messe a disposizione dalle cosche calabresi, il boss, infatti, era in grado – sottolinea la gdf – di procurarsi ingenti quantitativi di cocaina e hashish destinati ad alimentare sia il mercato del Nord Italia che le forniture dirette in Calabria.
I contatti con le ‘ndrine calabresi avvenivano grazie agli stretti rapporti che Pasquale Cicala aveva sia con un 34enne, D.S., ritenuto dagli investigatori affiliato alla cosca “D’Agostino” di Siderno, e con M.L., 51 anni, e suo cognato, G.J. entrambi affiliati alla cosca “Jerinò” di Gioiosa Jonica. La cocaina – spiega la Gdf – veniva reperita tramite un “broker”, il genero di Pasquale Cicala, da tempo residente a Barcellona, ritenuto dagli inquirenti appartenente alla potente cosca “Serraino-Di Giovine” di Reggio Calabria, che a sua volta si avvaleva della collaborazione di un 52enne, emigrato in Spagna dal 2004. Preziosa – sottolinea la Gdf – è stata la cooperazione fornita dalla polizia spagnola che, in tempo reale, ha assicurato un continuo flusso di informazioni sui soggetti monitorati, sui loro movimenti e numerose intercettazioni. Uno dei principali emissari di Pasquale Cicala che viaggiava regolarmente in Spagna per incontrare i fornitori, era Sergio Carretta (arrestato nel marzo del 2011 nell’ambito dell’indagine “Imelda” della Dda Reggina), grande amico del rosarnese Rocco, Ascone anch’egli arrestato nell’operazione “Imelda” e, successivamente, colpito da ordinanza di custodia cautelare nell’operazione “Crimine” in quanto ritenuto dagli inquirenti capo del locale di ‘ndrangheta di Bollate.
Una volta acquistata, la droga era trasportata in Italia quasi sempre con autotreni, ritenuti dai capi dell’organizzazione i mezzi più sicuri ed agevoli, droga abilmente nascosta tra occasionali carichi di copertura. E in questa pianificazione, un ruolo fondamentale – spiegano i finanzieri – era svolto da R.Z., 52enne residente a Milano, affiliato alla Cosca Pesce-Bellocco di Rosarno, titolare di una ditta di autotrasporti, che gestiva numerose motrici e rimorchi, ufficialmente destinati allo svolgimento dell’attività di spedizione in ambito nazionale ed internazionale ma che, all’occorrenza, erano proprio i mezzi usati per il traffico di droga. La lunga serie di sequestri di droga realizzata nel corso delle indagini, conferma le elevate potenzialita’ logistiche ed operative del sodalizio criminale. In totale oltre 41 chili di cocaina e 286 chili di hashish.