Ma c’è di più, come riporta oggi il quotidiano Repubblica. Secondo l’autore del documento la famosa “Agenda Rossa” di Paolo Borsellino sarebbe stata sottratta addirittura da un carabiniere. In effetti per la sottrazione dell’agenda fu indagato, ma poi assolto, il colonnello dell’Arma Giovanni Arcangioli, fotografato in via D’Amelio subito dopo l’attentato con la borsa del procuratore ucciso in mano. Arcangioli ha però sempre dichiarato che dentro la borsa l’agenda di Borsellino non c’era. L’anonimo inoltre fa diversi nomi di diversi politici del passato, che potrebbero aver avuto un ruolo o essere a conoscenza di diversi aspetti della trattativa Stato-mafia. In un excursus, l’autore della lettera passa in rassegna gli episodi e le stragi mafiose degli anni ’80 e ’90.
A far drizzare le orecchie ai magistrati, sono stati alcuni aspetti della missiva. Avrebbe un numero di protocollo e sarebbe stata scritta in carta intestata della Repubblica italiana. Insomma l’autore sarebbe un individuo informato sui fatti, forse un ex membro dell’inchiesta o un investigatore. L’attendibilità delle sue dichiarazioni è ancora ovviamente tutta da verificare.
