Gli immobili saranno dati in locazione o in concessione ai privati e agli enti che presenteranno ”un apposito progetto munito di relativo piano finanziario” per un massimo di cinquant’anni. Se arriveranno più richieste per lo stesso immobile, sarà privilegiato il progetto chi garantirà un maggiore investimento per la manutenzione e la valorizzazione del bene. Oltre a produrre reddito per le casse pubbliche, il piano è stato pensato per riqualificare e riconvertire i beni ”tramite interventi di recupero, restauro, ristrutturazione anche con l’introduzione di nuove destinazioni d’uso finalizzate allo svolgimento di attività economiche o attività di servizio per i cittadini, fermo restando le disposizioni contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio”.
Il cambio di destinazione sarà concordato dalla Regione con i comuni dove si trova il bene, attraverso lo strumento della conferenza di servizi che dovrà rilasciare le autorizzazioni. Il canone e la durata della concessione ”sono commisurate al raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario dell’investimento” e saranno valutati dagli uffici tecnici regionali competenti per territorio.
