Sicilia e Calabria bocciate — Avevamo parlato qualche giorno fa dell’inchiesta di Save the Children, “Disconnessi“, che mostrava un’altissima percentuale di bambini meridionali sostanzialmente alieni alla cultura (libri, cinema, internet ma anche sport). Ma sembra che anche i “più grandi” non abbiano una preparazione all’altezza della media nazionale. In Italia hanno superato la prima prova il 33,6% dei candidati, insomma uno su tre, una percentuale che era nelle attese del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Ma la cifra scende addirittura a uno su cinque del quasi fanalino di coda Calabria. La “punta dello stivale” infatti colleziona un misero 20,8%, appena uno 0,1% sopra il Molise, peggior regione al “Concorsone”. E non va tanto meglio dall’altro lato dello Stretto. La Sicilia infatti è sestultima in graduatoria, con un 26,3% che condivide con la Campania.
Il confronto col resto d’Italia — Un dato davvero negativo, se si guardano i dati delle regioni le cui percentuali sono più che doppie. Al top la Toscana, col 44,4% dei candidati ammessi alle prove successive. Poco sotto, ma sempre sopra il 40%, Lombardia, Piemonte e Liguria. Insomma il Nord vince a mani basse e si difende il Centro, mentre il Sud va, e di parecchio, sotto la media. In controtendenza solo la Puglia, col 31,8%, regione che sopravanza anche la sorpresa (in negativo per il Centro) Umbria, 31,5%. Insomma le nostre Calabria e Sicilia, le due sponde dello Stretto, non ne escono affatto bene. E pensare che le domande per partecipare al test arrivate dal Sud sono state tante quelle del resto d’Italia! Ben 45mila sono arrivate dalla sola Sicilia, ovvero oltre il 14% del totale. Senza troppi giri di parole, la dura realtà è che la figura che ha fatto il meridione è davvero pessima.
Come funzionava la prima prova — Ma in cosa questo test scritto che ha messo così in difficoltà i candidati delle regioni del Sud? Si trattava di 50 domande alle quali bisognava rispondere in 50 minuti esatti. Nello specifico si trattava di 18 quesiti di logica, 18 di comprensione del testo, 7 domande di lingua straniera e 7 riguardanti competenze informatiche. Tutti i quesiti erano estratti casualmente da una rosa di ben 3500, e si sono svolti al computer. Impossibile quindi conoscere prima quali domande sarebbero capitate al singolo. Ma tutti i candidati hanno avuto la possibilità di esercitarsi su tutta la banca dati di quesiti a partire dal 23 novembre. Ovviamente era impossibile ricordare tutte le risposte e in ogni caso, si sa, la pressione gioca brutti scherzi. Comunque per passare alle prove successive (che saranno sia scritte che orali) serve rispondere correttamente ad almeno 35 quesiti su 50. Una cifra che è stata considerata troppo alta e l’Anief (Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) ha promesso ricorso.
Oggi il secondo turno, ma difficilmente i pessimi dati di ieri verranno ribaltati. Ai posteri (e alle graduatorie) l’ardua sentenza.
