Lo scrittore non si è risparmiato qualche frecciata al premier Mario Monti, che privilegia l’uso di parole inglesi (“spending review“, “spread“), dando per primo il “cattivo esempio” sull’uso della lingua italiana, che già all’estero è poco considerata, e in Italia è “vilipesa e indebolita” dalla colonizzazione di termini stranieri. ”E’ questa – si chiede Camilleri – l’Europa che noi italiani, sottomessi al volere economico della Germania e dominati linguisticamente dagli inglesi, abbiamo così a lungo sognato?”.
E poi aggiunge, sempre rivolgendosi a Monti: ”Qualche mese fa ebbe ad affermare solennemente che egli e il suo governo, attraverso le severe misure restrittive imposte agli italiani, avevano salvato il nostro paese dalla colonizzazione, vale a dire dalla cessione all’Europa di parte della nostra sovranità nazionale. Intendendo naturalmente sovranità economico-finanziaria e non territoriale. Mi auguro che realmente sia stato così, e me lo auguro soprattutto per tutti coloro che hanno perduto il lavoro, per i giovani senza più futuro, per coloro che non hanno né lavoro né pensione, per le famiglie”.
”Non vorrei che mi si scambiasse – conclude Camilleri – per un sostenitore dell’autarchia della lingua di fascistica memoria”, ma ”se comincia a morire la nostra lingua, è la nostra stessa identità nazionale che viene messa in pericolo. Mi auguro di non dover lasciare ai miei nipoti non solo un paese dal difficile avvenire, ma anche un paese la cui lingua ha davanti a sé un incerto destino”.
