E’ opinione di chi vi scrive che la sinistra, il Partito Democratico per intenderci, ma anche l’Italia dei Valori – anche se in questo caso è difficile inquadrarla ideologicamente a sinistra, è più un’allocazione per convenienza – così come vien gestita oggi, non sia più politicamente credibile. Non è uno schieramento coerente e omogeneo, e senza dubbio un Pier Luigi Bersani non potrò mai essere Presidente del Consiglio di un Governo forte e coeso. Né tantomeno la sinistra di oggi può esprimere un’opposizione valida e costruttiva in Parlamento. Il problema? Se Bersani è riuscito a scrollarsi di dosso un po’ di patina da comunista della vecchia scuola – e ciò gli fa da un lato onore, ma dall’altro ci si chiede se sia diventato davvero “democratico” – tanti suoi colleghi conoscono una sola religione: l’antiberlusconismo. Di Pietro su tutti ha una sola missione, inutile negarlo, mandare il galera Berlusconi. Per certi versi si può forse biasimarlo? Forse no, ma ci chiediamo: è politica questa? Ci vuole, in definitiva, un leader carismatico e forte, che dia una direzione a tutta la squadra.
Nella serata di domenica Vendola, ospite di Porro e Telese a “In onda”, su LA7, ha affermato che non si può vivere di
Difficile dire chi, tra Vendola e Renzi, abbia più possibilità di spuntarla alle primarie. Forse il secondo, al momento, ha un leggero vantaggio. Che vinca uno dei due appare comunque scontato, perché continuare con Bersani alla guida della sinistra sarebbe deleterio per tutti. Da definire invece saranno le alleanze. Se Di Pietro sembra fuori da qualsiasi scenario, con Renzi vincitore (ma anche con Bersani) l’UDC sarebbe un’interlocutore privilegiato. L’intransigente Vendola invece aggregherebbe SEL e PD, mantenendo una sinistra più pura ma, forse, con numeri più deboli. Ma in fondo queste sono solo chiacchiere, quel che conta è che a sinistra, dopo tanti anni, si affaccino finalmente personaggi che abbiano idee precise e qualcosa di concreto da dire. Che vinca il migliore, e speriamo non solo le primarie.
