
L’eurodeputata e presidente della Commissione Antimafia europea, Sonia Alfano, ha voluto ricordare così Parmaliana: “A quattro anni dal suo suicidio, il sistema mafioso barcellonese che Adolfo Parmaliana ha combattuto in prima persona, è ben oltre la vicinanza al tracollo. Magari, adesso che Olindo Canali è stato condannato per falsa testimonianza in favore del boss barcellonese Gullotti, adesso che il procuratore generale di Messina Antonio Franco Cassata è imputato per diffamazione proprio ai danni di Parmaliana e adesso che Rosario Pio Cattafi è stato arrestato e andrà al 41 bis, a chi ha combattuto per queste verità, Adolfo compreso, verranno riconosciuti i meriti delle battaglie portate avanti. Nessuno di noi, che queste situazioni le abbiamo denunciate per anni, era folle o visionario come alcuni avrebbero voluto far credere”. Un sacrificio quello di Adolfo Parmaliana che, sottolinea la Alfano, “è servito per riaccendere i riflettori sulla provincia di Messina e sulle ambiguità e sulle devianze praticate da alcuni magistrati infedeli”.
Commosso anche il ricordo dell’avvocato Francesco Repici: “il testamento morale di Adolfo andrebbe fatto leggere ai ragazzi di tutte le scuole superiori. Che almeno possano capire quale sia stato il fallimento etico della società in quell’oscuro spicchio di territorio italiano chiamato Terme Vigliatore, provincia di Messina, anzi, più realisticamente, di Barcellona Pozzo di Gotto. Che almeno possano capire come sia stato possibile che una persona perbene, un marito adorabile, un padre adorato, un figlio o un fratello di cui andare orgogliosi, per vincere l’ultima sua battaglia civile abbia dovuto scegliere la morte”. Conclude Repici: “Con la sua morte, dunque, Adolfo ha ribaltato davvero tutti gli equilibri che si erano saldati per metterlo a tacere e davvero ha, infine, vinto le sue battaglie. Ma, nonostante questo, Adolfo oggi non c’è più in carne e ossa”.
Scriveva Adolfo Parmaliana nella sua lettera d’addio inviata al fratello: “La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.“
Dobbiamo tristemente riconoscere che l’integrità morale, il coraggio di denunciare e la resistenza a certi meccanismi deviati, sono ancora oggi delle eccezioni. Eccezioni in un’Italia governata ancora da corruzione, infiltrazioni mafiose e sprechi, e dove uomini come Parmaliana, invece di essere protetti ed elogiati, sono uccisi o spinti a uccidersi da un sistema che, nonostante le spallate date dalla giustizia negli ultimi anni, è ancora molto più forte di quanto si possa credere.
Fonte per le dichiarazioni: www.enricodigiacomo.org
