Il magistrato ha spiegato che quando sarà trasferito in Guatemala – dove avrà il ruolo di capo dell’Unità di investigazione della Commissione internazionale contro la impunità – avrà le mani più libere anche per fare ”tutto quello che può servire” per alimentare nella società civile ”un movimento ampio per arrivare alla verità. Sarà un passo in avanti, non un passo indietro”. Perché fin’ora, puntualizza Ingroia, “su certe cose non ho potuto dire tutto quello che pensavo e tutto quello che sapevo“, e si dice pronto a usare anche la denuncia pubblica, per far emergere quella verità che mafiosi, istituzioni ed ex appartenenti ad esse conoscono.
Parlando dei motivi per cui non rinuncia ad andare in Guatemala, così come stamani gli ha chiesto Salvatore Borsellino, il magistrato non ha nascosto che le polemiche di questi ultimi tempi sulla sua persona e sulla Procura di Palermo ”fanno male, per quanto ci si difenda la traccia rimane e questo finisce per danneggiare anche l’immagine delle indagini e dell’ufficio. Sul resto le polemiche non si fermerebbero”. Quindi con la sua partenza per il Guatemala ci saranno ”maggiori benefici: calo delle polemiche contro di me e contro l’indagine e contro. Mentre i colleghi continueranno a portare avanti il processo”.
