L’attività d’indagine, iniziata nel settembre del 2009, quando vennero arrestati alcuni spacciatori, viene definita dagli investigatori “classica” proprio perché si è articolata in una pluralità di piani investigativi quali servizi tecnici di osservazione, servizi sul territorio, intercettazioni telefoniche. Il quartiere di Falsomiele è diventato, come spiegano gli investigatori, punto cruciale non soltanto per i consumatori tossicodipendenti della città di Palermo, ma anche per soggetti che, provenienti da altri capoluoghi siciliani, hanno acquistato o programmato di acquistare proprio a Falsomiele la sostanza stupefacente da rivendere nelle sedi di provenienza.
“La particolare morfologia dei luoghi e l’alta densità criminale del quartiere hanno reso oltremodo difficoltose anche le più elementari attività di polizia giudiziaria – dicono i poliziotti – basti pensare che le strade del quartiere risultano frequentemente presidiate da vedette pronte ad avvisare i complici della presenza delle Forze dell’Ordine, le quali, conseguentemente, sono state costrette ad effettuare servizi di osservazione e riscontro soltanto nelle zone limitrofe”. I pusher agiscono in modo coordinato fra loro e perfettamente organizzato: dopo aver ricevuto la richiesta di stupefacente – telefonicamente o più spesso di persona, dal momento che la piazza è costantemente frequentata da spacciatori – accade spesso che il primo venditore giri la richiesta al suo complice, il quale, a bordo di un motociclo, si rechi presso il sito ove è custodita la droga e la consegni a chi gli ha assegnato l’incarico. Il quale a sua volta la cede all’acquirente incassandone il relativo prezzo.
