
E allora chi, meglio di lui, può spiegare quali motivazioni l’hanno spinto a dar vita a questo “Manifesto“? Quali sono le sue ragioni d’esistere, e soprattutto quali sono i suoi obiettivi?
Abbiamo intervistato proprio il prof. Bombino per illustrare tutti i “perchè” di quest’iniziativa che tende a restituire dignità a una città troppo bistrattata mediaticamente negli ultimi tempi.
“Avvertivo un clima strano in città. Tutti si schieravano sul problema dello scioglimento del Comune in base a posizioni politiche, senza un vero dibattito cittadino. Da parte dei reggini vedevo un’attesa passiva, incompatibile con una città che è sempre stata protagonista attiva della sua storia, ha sempre sfornato grandi pensatori, idealisti, artisti, poeti, scrittori. Una città così importante come Reggio non può stare in silenzio ad aspettare in modo passivo una scelta così importante, con ansia inerme ma senza esprimersi“.
“Non vogliamo assolutamente influenzare la decisione che verrà presa, il nostro documento è molto valido sia se il Comune verrà sciolto sia se, al contrario, gli organi competenti decideranno di non inviare i commissari. Però ci tengo a precisare che anche nell’ipotesi, sfortunata e drammatica, dello scioglimento di Palazzo San Giorgio, questo documento sarà molto valido e importante per il futuro di Reggio. Abbiamo voluto costruire un’infrastruttura culturale per non subire in modo passivo le decisioni che vengono fatte dall’alto. Vogliamo scardinare quest’atteggiamento di ansia inerme, e siamo contenti di aver raggiunto il nostro primo obiettivo, perchè il manifesto ha scosso davvero la comunità. In questo moemnto il nostro Manifesto è una reazione culturale senza alcuna dinamica politica, si tratta di un manifesto popolare che parte dal basso e che ha già coinvolto oltre 500 persone“.
“Vanno benissimo anche le critiche, purchè siano costruittive. La nostra intenzione non è quella di appiattire tutta la città in un pensiero unico, ma volevamo proprio stimolare un dibattito che prima non c’era. Adesso c’è chi ci apprezza e chi ci critica, e va benissimo perchè almeno si parla di contenuti, e non solo di destra/sinistra, scioglimento/non scioglimento. Si parla di Reggio e del suo futuro, ed è ciò a cui teniamo di più. Comunque tra tutte le critiche, ce ne sono molte a cui faccio anche fatica a rispondere, nel senso che noi non siamo un movimento nato con fini politici o di parte, non vogliamo porci contro nessuno. Per quanto riguarda le strumentalizzazioni politiche, posso rassicurare tutti ma basta sfogliare l’elenco completo con i nomi di tutti i firmatari per rendersi conto che abbiamo adesioni trasversali, anche di esponenti politici di sinistra o di una parte della società civile che tutto si può considerare fuorchè vicina a chi ha governato Reggio negli ultimi anni, proprio perchè noi non vogliamo fare una questione di politica o di partito, ma vogliamo intraprendere un ragionamento serio e culturale sul futuro della città, che ci sta molto a cuore. Rispetto, invece, a chi dice che siamo ingenui e banali, devo dire che questo è vero ma è la testimonianza della totale spontaneità del nostro movimento. Dietro al Manifesto non c’è nessuno, si tratta di un Manifesto popolare che nasce dal basso. Sì, è vero, siamo semplici e sgraziati, perchè si tratta di un’iniziativa spontanea che si è autodeterminata in base ai contenuti di chi ha aderito. Mi sono affidato inizialmente agli intellettuali, non per una questione di casta o di èlite, ma perchè solitamente gli intellettuali sono quelli che oltre ad analizzare i problemi, riescono a dare una chiave per risolverli, a trovare un indirizzo tramite cui uscirne nel modo migliore possibile. Non abbiamo avuto una campagna d’informazione massiccia e adeguata sulla stampa proprio perchè non siamo un apparato abituato a crogiolarsi delle grazie mediatiche, ma in modo assolutamente spontaneo, con un’organizzazione rudimentale che non ha alcuna regia, abbiamo intrapreso questo progetto culturale che è assolutamente genuino“.
“La definizione ‘normale’ sui più importanti vocabolari di lingua italiana è spiegata così: ‘è normale qualcosa che non ha carattere di eccezionalità’. Oggi, rispetto al sistema-Italia, Reggio è una città assolutamente normale, in quanto non ha nulla d’eccezionale, nessun elemento d’eccezionalità appunto. Purtroppo la ‘ndrangheta è ovunque. C’è a Reggio come in tutte le altre realtà geografiche del nostro Paese, come apprendiamo dalle cronache di ogni giorno: dal Lazio alla Lombardia, dal Piemonte alla Campania e così via. E’ una cosa grave e brutta, ma non c’è solo qui, non è una nostra esclusiva. Per questo parliamo di una città normale“.
“Se qualcuno venisse a spiegarmi che lo scioglimento significherebbe risolvere una volta per tutte il problema della ‘ndrangheta, io sarei in prima fila a sostenere questa decisione. La vorrei fortemente. Ma purtroppo non è così. Lo scioglimento non risolve il problema, anzi ne crea un altro: aggiunge al problema esistente, quello della mafia, un altro problema molto grave, a partire dalla perdita di immagine e prestigio. Io, ad esempio, lavoro all’Università. Per un piccolo ateneo come quello di Reggio, le conseguenze dello scioglimento del Comune sarebbero devastanti. Nessuno vorrebbe più mandare i propri figli a studiare nell’Università di una Città che è stata commissariata per mafia. Il ruolo del Manifesto spero che sia quello di avviare un dibattito costruittivo, perchè a Reggio serve un restauro dell’identità. I reggini devono sì conoscere i limiti della loro città, ma devono anche conoscerne eccellenze e primati, di cui devono andare fieri e orgogliosi. Sullo scioglimento, sono convinto che la magistratura è assolutamente autonoma e lavora in base ai suoi canali. Ricordo quando, negli anni ’80 e ’90, sulla città c’erano i riflettori di tutt’Italia, con troupe stanziali, servizi clamorosi dei vari Biagi, Santoro e altri, sul fenomeno della ‘ndrangheta a Reggio. Ma la magistratura è autonoma da tutto questo. Oggi assistiamo a un nuovo assalto mediatico di chi vuole etichettarci tutti come mafiosi. Dire e scrivere ‘Reggio Città Mafiosa’ è un vero e proprio delitto culturale. Io non accetto di educare così mio figlio, dicendogli che tutto è un inganno, non possiamo sacrificare così i nostri giovani. Ti racconto un aneddoto: quando sono in macchina con mio figlio, capita che lui mi fa notare delle cose che non vanno come i cassonetti pieni di spazzatura o le buche nelle strade. Io gli rispondo che ci sono dei problemi e che tutti, a partire da noi cittadini, dobbiamo comportarci in modo civile, affinchè siano risolti. Ma poi gli faccio vedere il panorama dello Stretto con l’Etna innevata, gli racconto la storia gloriosa e antichissima della città in cui è nato, affinchè ne vada fiero, perchè sono elementi storici che nessuno potrà mai scalfire. Reggio non è una città mafiosa, Reggio è una città fatta da tanta gente che si sveglia al mattino, esce di casa e lavora in modo onesto e assolutamente legale. La stragrande maggioranza dei reggini sono così, come in tutte le altre città. Perchè Reggio è una città normale, appunto. E come in tutte le città, esiste una piccola minoranza di mafiosi e criminali che dobbiamo sconfiggere, di cui dobbiamo liberarci assolutamente. Ma come? Lo scioglimento del Comune è una soluzione? Se qualcuno mi saprà spiegare come, con lo scioglimento del Comune si riuscirà a sconfiggere la ‘ndrangheta, cambierò idea e diventerò favorevole a questo provvedimento. Ma, comunque, continuerei a portare avanti il Manifesto come sentimento popolare e infrastruttura culturale, una garanzia per la Reggio pulita e onesta che vuole continuare il suo processo di crescita e sviluppo“.
“Non intendiamo affatto discutere utilizzando termini e modi di fare che pongono dei muri. Ci piace utilizzare i termini “con”, “insieme”, “per” mentre non ci piacciono i “contro”, gli “anti”. A prescindere da questa battuta letteraria, quello che voglio dire è che noi non vogliamo distruggere qualcosa, non siamo nati per questo. La nostra intenzione spontanea è quella di costruire qualcosa di buono, qualcosa che a livello culturale possa rappresentare un punto di riferimento per tutti quei reggini, di ogni credo politico, che vogliono esprimersi in modo attivo sulle condizioni attuali e sul futuro della città“.
Un sentimento positivo che speriamo animi sempre più reggini non solo oggi e domani, in un momento così delicato, ma da qui in avanti per sempre, perchè avere coscienza civile significa essere una città più matura e culturalmente moderna.
